Riforma dello sport, «ben vengano le regole ma equiparare tutte le società è un errore»

Fiabane, tributarista e dirigente Canottieri: «Troppi i nodi ancora da sciogliere, sia prorogata al primo gennaio»

Gianluca De Rosa
Una partita della Canottieri Belluno, società di cui Giacomo Fiabane è dirigente
Una partita della Canottieri Belluno, società di cui Giacomo Fiabane è dirigente

«Riforma dello sport? Mancano troppe componenti per pensare che entrerà davvero in vigore il primo luglio prossimo». Parola dell’esperto tributarista bellunese Giacomo Fiabane che riveste anche il ruolo di dirigente nella società della Canottieri di calcio a cinque. Fiabane sta seguendo, così come la gran parte dei dirigenti sportivi bellunesi, l’evolversi di una riforma considerata sì epocale ma al tempo stesso stringente e impegnativa per realtà che fondano la propria esistenza sul volontariato.

Dottor Fiabane, l’esperto cosa dice sulla riforma?

«Ci sono motivi per accoglierla con soddisfazione. Alcuni aspetti sono positivi, su tutti la regolamentazione di un mondo in cui non tutto viene fatto seguendo le regole. Una riforma in tal senso serviva a mio avviso, ma non nei termini in cui è stata proposta. Equiparare tutte le realtà sportive è un errore grossolano perché ognuna di essere presenta caratteristiche e peculiarità diverse nell’ambito dilettantistico. Il vero problema è legato agli impegni gravosi che attendono i presidenti. Non tanto dal punto di vista delle responsabilità che, anzi, con la riforma andrebbero ad alleggerirsi, ma fiscali e burocratici».

Qual è lo snodo cruciale della riforma attorno al quale ragionare?

«Ogni componente, collaboratore di una società o associazione sportiva, dovrà essere inquadrato da un regolare contratto di lavoro. Questo significa inevitabilmente maggior dispendio di natura economica ma anche l’apertura di un nuovo mondo fatto di norme, conoscenze tecniche, fiscalità. Serviranno anche conoscenze tecnologiche visto che tutti i dati andranno riportati su una specifica piattaforma on line. Ogni società dovrà dotarsi non più solo un commercialista ma anche di un consulente del lavoro. Professionisti che andranno ad aumentare i costi».

Allo stato attuale è pensabile un rinvio ulteriore della riforma?

«Io direi proprio di sì. Non ci sono al momento le basi per avviare questa rivoluzione. Mancano, ad esempio, gli strumenti. Il portale all’interno del quale caricare i nuovi contratti non è ancora stato testato. Ci sono troppe cose ancora fuori posto e il tempo stringe perché il primo luglio è ormai dietro l’angolo. Solo per questo motivo un rinvio sarebbe logico oltre che auspicabile. Sono convinto che presto si procederà con una ulteriore proroga, magari al primo gennaio del 2024».

Lei è anche un dirigente sportivo oltre che un affermato professionista tributario: come si sta muovendo insieme alla sua società?

«Non ci stiamo muovendo, molto semplicemente. La faccenda è nebulosa, servirà approfondire un po’ tutto con l’ausilio dei tecnici. Aspettiamo ancora qualche settimana per capire meglio il da farsi. Sicuramente tutto questo comporta anche dei rischi. Questo è il periodo in cui una società inizia a programmare la stagione successiva. Quest’anno non sarà così, bisognerà inevitabilmente attendere tempi migliori. La priorità non saranno nuovi allenatori, nuovi atleti o dirigenti, addii o riconferme, ma se andrà o meno in porto la riforma. Ogni decisione dovrà essere posticipata a quel momento. In Italia solo quattro federazioni sono professionistiche, tutte le altre si muovono esclusivamente nel mondo dilettantistico».

Nel frattempo cosa si sente di consigliare ai presidenti che nelle scorse ore si sono detti molto preoccupati della situazione?

«Dico che lo sono anch’io. Per gli stessi motivi che hanno espresso loro. Servono approfondimenti, non c’è alcun dubbio. Ci saranno incontri da qui al primo luglio, anche dal Governo ci si attende una parola. Non sono da escludere alcune modifiche. Per tutti questi motivi comunque, continuo a pensare che un ulteriore rinvio dell’entrata in vigore è la cosa migliore e più giusta da fare».

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