Ricerca e profilassi per salvare il fagiolo

FELTRE. Il clima bizzarro di questa estate è diventato terreno fertile per la virosi che ha spazzato via sogni, speranze e raccolto dei decine di coltivatori del Feltrino e della Valbelluna. Lamon o gialet non fa differenza. Il raccolto è stato distrutto per il 90 cento, ma sono tanti quelli che di fagiolo non ne hanno raccolto nemmeno uno. Roba che non si vedeva da almeno 90 anni. Una vera catastrofe. Ieri l’assessore all’agricoltura del Veneto, Franco Manzato, è venuto all’Istituto agrario Della Lucia di Vellai per incontrare e ascoltare associazioni agricole di categoria, rappresentanti e soci di consorzi e altre associazioni, nonché semplici coltivatori privati. L’obiettivo della Regione, presente anche con il dirigente Riccardo De Gobbi e il commissario allo sviluppo rurale, Andrea Comacchio, è stato quello di dare certezze almeno per il futuro, visto che ormai il raccolto di quest’anno è andato perduto.
«Salveremo il fagiolo di Lamon e le altre avrietà coltivate nelle vallate bellunesi lavorando su due fronti», ha spiegato Manzato. «Da un lato attiveremo un progetto di profilassi sanitaria mettendo in sinergia Servizio fitosanitario regionale, Veneto Agricoltura e Istituto agrario Della Lucia. Dall’altro valuteremo l’applicazione di una legge del 2003 che prevede azioni per la selezione di linee resistenti, la diffusione di tecniche di coltivazione per il contenimento di virus, l’informazione e la formazione degli agricoltori». Un faccia a nel quale è emersa tutto l’orgoglio dei coltivatori di fagiolo feltrini e della Valbelluna, che hanno certamente rivendicato l’esigenza di migliorare la copertura assicurativa delle loro coltivazioni (la virosi non è una causa prevista dalla polizze in essere), ma senza presentarsi con il cappello in mano. «Ho visto una grande dignità in queste persone ed è un aspetto che va preso in considerazione. Anche se nessuno ha chiesto risarcimenti posso dire che come Regione terremo conto del danno subito dai coltivatori. I margini di manovra sono piuttosto risicati. Certamente nel futuro Piano di sliluppo rurale saremo più elastici e inseriremo norme a tutela di situazioni come quella verificatasi quest’estate a Lamon ma si parla del 2014».
«Le possibili cause che hanno poi portato alla perdita del 90 per cento della coltura di fagiolo», ha ricordato l’assessore regionale, «possono essere ricondotte alle avverse condizioni climatiche con un maggio freddo e piovoso con minime sotto i 10 gradi, per passare poi a temperature sopra le medie del periodo con massime fino a 30 gradi nella seconda metà di giugno». Questa situazione ha favorito lo sviluppo di molte fitopatologie. Le condizioni meteo hanno debilitato le piante e si sono verificati forti attacchi di afidi, la cui diffusione ha probabilmente propagato l’epidemia di virus la cui presenza in forma lieve su piante spontanee è da ritenersi normale.
L’incontro ha posto dunque al centro l’esigenza di ottemperare a tutte le attività tese a ridurre l’incidenza di attacchi virali senza compromettere la specificità delle coltivazioni. A tale proposito, l’assessore comunale all’ambiente, Valter Bonan, ha spinto affinché venga creato grazie alla presenza dell’Istituto agrario di un distretto biologico nel quale tutelare le cultivar tradizionali e la biodiversità dell’agricoltura di montagna.
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