Reperti sequestrati, Amici del Museo assolti

Erano a processo con le accuse di ricettazione di beni dello Stato per del materiale senza valore

BELLUNO. Sono stati tutti assolti i quattro appassionati di archeologia, mandati a processo con le pesanti accuse di ricettazione e possesso di beni culturali appartenenti allo Stato. Ieri, davanti al giudice Domenico Riposati, è stato ascoltato l’ultimo testimone, Giovanna Gangemi (Soprintendenza del Veneto) che ha sostenuto il valore dei reperti sequestrati nelle abitazioni di Corrado Chierzi, Aldo Villabruna, Carlo Mondini e Paolo Viel (difesi dagli avvocati Sandro De Vecchi e Fabrizio Righes). Per la Gangemi, che ha testimoniato molto a lungo, i quattro imputati e membri dell’associazione Amici del Museo, detenevano reperti che avrebbero dovuto avere una destinazione ben diversa, ma altri esperti di fama internazionale, chiamati a valutare i reperti nelle scorse udienze, hanno sostenuto che nelle case degli imputati c’erano solo fossili di vastissima diffusione e praticamente nessun valore.

I quattro amici del Museo erano finiti sotto accusa per una serie di eventi sfortunati. Nell’area di Bes, infatti, era stata scoperta un’area archeologica segnalata dall’associazione al sindaco di allora (Prade), ma all’arrivo della Soprintendenza, molto materiale e in particolare un vaso non c’erano più. I Nas, che in quei giorni stavano svolgendo un’azione importante in diverse città d’Italia, arrivarono anche a Belluno e perquisirono le case dei quattro imputati, sequestrando vario materiale. I paleontologi chiamati ad esprimersi sugli oggetti ritrovati, hanno affermato che non si trattava di pezzi provenienti da uno scavo, ma semplicemente raccolti e per la maggior parte di provenienza italiana e dolomitica nello specifico. Nulla di quanto sequestrato poteva essere ricondotto allo scavo di Bes e la tesi della Soprintendenza non ha trovato supporto. Il giudice ha assolto tutti gli imputati perché il fatto non sussiste.(i.a.)

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