«Regole fiscali uguali per tutti»
BELLUNO. In Regione si torna a parlare di agriturismo e in provincia scatta per l’ennesima volta la “lotta” tra ristoratore e imprenditore agricolo.
«Ad un anno dall’entrata in vigore dalla nuova legge sugli agriturismi, la Commissione agricoltura del Veneto ha già approvato alcune modifiche, dando il via libera a un progetto di legge che vorrebbe semplificare le procedure e rendere più flessibile l’attività di accoglienza e ristorazione negli agriturismi. Ma se la Regione vuole trasformare le attività agrituristiche in veri e propri ristoranti vogliamo che le regole siano uguali per tutti, in particolare quelle fiscali», precisa Rossana Roma, presidente dei pubblici esercizi bellunesi.
«Attualmente nel Bellunese il 75% dei prodotti somministrati nell’agriturismo può essere di produzione extraziendale e c’è chi vorrebbe aumentare questa soglia. Così è evidente che tra agriturismo e ristorante la distanza è breve», spiega da Confcommercio.
E questo non va giù al comparto dei ristoratori. «In un agriturismo», torna alla carica Roma, «mi aspetto di consumare alimenti “casalinghi” e di stagione, prodotti in loco, nella tipologia e nella quantità che il fondo agrituristico produce», prosegue la presidente della Fipe, «mentre già con la norma attuale è possibile organizzare affollati banchetti di nozze, in gran parte a base di prodotti provenienti da lontano. Mi domando se tutto ciò sia all’insegna della genuinità locale e conforme alle aspettative del consumatore. In ogni caso, se dobbiamo parlare di libera concorrenza, chiediamo che almeno siano uniformati gli oneri fiscali a carico di chi opera in questo mercato libero».
In realtà, per la Confocmmercio di Belluno «oggi un ristorante versa imposte sui ricavi, mentre l’agriturismo applica un regime forfettario. Inoltre il primo paga l’Irpef con aliquote calcolate in base al reddito, mentre l’imprenditore agricolo la paga solo sul 25% del reddito. Anche l’Iva per quest’ultimo è ridotta (50%)». Per Roma «è necessario che la politica faccia una seria riflessione sui contenuti del progetto di legge. Non possiamo continuare a subire trattamenti differenziati e iniqui e pagare oneri ormai insostenibili».
«Non abbiamo alcuna intenzione di dare vita a guerre tra poveri», arriva immediata la risposta del presidente di Coldiretti, Silvano Dal Paos, che cerca di gettare acqua sul fuoco. «Quello che noi abbiamo chiesto è che ci venga riconosciuto un monteposti cioè la possibilità di dividere il numero di ospiti in tutto l’arco delle giornate già fissate per l’attività. Del resto non so nulla, anzi non ho ancora letto il documento della commissione agricoltura». E poi Dal Paos conclude: «La nostra associazione pensa che ci siano due distinte offerte ristorative, che ognuna sia diversa dall’altra, che il controllo debba essere serio sulle imprese agricole. Siamo tutti in crisi e da parte nostra non c’è alcuna volontà di fare concorrenza sleale a nessuno».
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