«Referendum, siamo stati noi i primi»
Il comitato ribatte a Galan: «Non abbiamo certo copiato Cortina»

Sostenitori del referendum a Sappada
SAPPADA. «Davvero non facciamo parte di questa regione e di questa provincia. Nella polemica tra Galan e Durwalder il governatore veneto si è ricordato di Sappada per dire che “copia” Cortina. Per il resto nulla. Ancora una volta ne prendiamo atto». Riccardo Breusa, portavoce del comitato referendario di Sappada, commenta così la frase di Galan di qualche giorno fa.
«Va ricordato che Sappada è stato il primo paese a fare un referendum consultivo per ritornare al Friuli. Era il 1966. Quindi non veniamo dopo nessuno», sottolinea. L’opportunità è buona per ricordare la discussione avvenuta in Friuli Venezia Giulia attorno al nuovo statuto. «Mentre da una parte di Sappada nessuno sa nulla, dall’altra il Friuli Venezia Giulia ha considerato il caso Sappada nelle carte preparatorie dello statuto. In tempi non sospetti, senza nessun intervento da parte dei sappadini». Ed ecco quindi i documenti: nella convenzione per la stesura del nuovo statuto speciale di autonomia friulano, il 22 settembre 2004 intervenne si discusse di tutela delle tradizioni storiche e culturali ecco parte. E Carlo Pietro Begotti intervenne dicendo: «Ora, questa faccenda la estenderei non soltanto alla comunità friulana del Veneto, ma pure alla comunità germanofona di Sappada che, parimenti, ha chiesto più volte di rientrare nel Friuli, e che tuttora è in diocesi di Udine, se vogliamo mantenere questo riferimento alle diocesi. Però soprattutto dal punto di vista linguistico, è più legata alle comunità germanofone della nostra Carnia, piuttosto che alle altre esistenti nel Veneto».
Ancora il 15 luglio 2004 il verbale cita «i movimenti del portogruarese, dove già le popolazioni si sono espresse in modo informale all’80%, 90% per passare alla Regione Friuli Venezia Giulia. Mi riferisco al Comune di Sappada, dove sta maturando un movimento analogo. Quindi ecco che lo statuto deve tenere presente queste situazioni: essere flessibile anche in questa possibilità di accogliere coloro che vogliono inserirsi per motivi di storia, di economia di lingua o di ciò che decideranno le popolazioni».
Il discorso naturalmente è più articolato e si è poi sviluppato nel tempo, ma non è finita. In questi giorni tutto viene raccolto e Breusa indica le dichiarazioni del presidente regionale friulano Illy e la sua proposta a Galan: «Ho parlato», aveva detto Illy, «sempre che ci sia la richiesta e l’esito positivo di un referendum, di una eventuale risposta positiva dei comuni che chiedono di venire in Friuli, ma limitatamente a quelli che facevano parte del Friuli storico e che sono compresi fra il Livenza e il Tagliamento, oltre a Sappada. Non ce ne sono altri nel Veneto che hanno fatto parte del Friuli storico. E ho detto poi a Galan che sono pronto ad impegnarmi a chiedere al consiglio regionale, quantomeno per la maggioranza che mi sostiene, a dire di no per tutti gli altri comuni del Veneto. Però se Galan la prende come uno scherzo, visto che eravamo in un’occasione conviviale, mi va bene e la cosa finisce lì».
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