Quando pesticidi e antibiotici insidiano la nostra biodiversità

Secondo libro denuncia di Mencini: questa volta nel mirino finiscono le monocolture intensive

Fabrizio Ruffini

Le monocolture intensive nelle terre alte e la lotta dei piccoli produttori per difendere il territorio e la sua biodiversità sono al centro della nuova inchiesta condotta da Giannandrea Mencini. C’è molto Bellunese tra le pagine di “Bioavversità. Il vizio delle monocolture nelle terre alte”, il nuovo libro del giornalista veneziano, da sempre legato al territorio bellunese. Mencini già con “Pascoli di carta” aveva indagato in profondità le difficoltà, i paradossi e le trame più cupe dietro la vita degli “allevatori in pendenza”. Ora, sotto la lente di Mencini sono finite le monocolture intensive, specialmente quelle del prosecco e delle mele, che dalla Marca trevigiana e dalla Val di Non si stanno estendendo sempre più, fino a colonizzare intere aree del Bellunese.

Una storia fatta di interessi, inseguiti a scapito della biodiversità e spesso anche della salute dei cittadini, ma anche di esempi virtuosi e contro corrente e di battaglie civili che in alcuni casi hanno portato anche a importanti vittorie per il territorio.

«Questo lavoro nasce dopo una lunga indagine durata un anno e mezzo. Si tratta di un viaggio nel nostro ambiente e nei danni che le monocolture stanno facendo», spiega l’autore, «è un tema molto importante, a causa dell’enorme quantità di risorse naturali delle quali necessita questo tipo di agricoltura, prima fra tutti l’acqua, che in un periodo di grande siccità come questo rappresenta un bene preziosissimo. Le conseguenze, poi, sono anche legate all’uso dei pesticidi e ai danni per la salute che questo comporta».

Come il primo, anche questo secondo libro è edito da Kellermann Editore per la collana Umano/troppo/umano e dal 22 febbraio è disponibile in libreria.

IL BUSINESS DEL PROSECCO

Dopo aver indagato con “Pascoli di carta. Le mani sulla montagna” le truffe e le speculazioni che coinvolgono gli alpeggi italiani, tra le pagine di questo volume Mencini dialoga con diversi protagonisti per investigare la diffusione del prosecco nel Nordest, dei meleti in Val di Non e dei noccioleti in Centro Italia, riportando accurate testimonianze sulle conseguenze ambientali, sanitarie e sulla biodiversità, causate dalla diffusione delle monocolture in Italia.

«Il mio non è un monologo, anzi. Si tratta di un lavoro di ascolto di entrambe le parti», continua Mencini, «per questo ho intervistato il direttore della Docg di Conegliano-Valdobbiadene, in modo da riportare anche la versione dei grandi produttori e a questi ho affiancato le parole degli esperti del settore, ma anche dei piccoli produttori, che lavorano per creare delle produzioni biologiche e sostenibili, e dei rappresentanti dei movimenti contro i pesticidi».

BELLUNESE SOTTO ASSEDIO

Begli esempi di resistenza in questo senso vengono proprio dalla Valbelluna: «Ho raccontato la storia del movimento “Liberi dai pesticidi” e di come si riuscito a fermare l’avanzata del prosecco in gran parte del Bellunese», continua Mencini, «gran parte dei Comuni della Valbelluna ha adottato il regolamento scritto con il contributo del movimento, un risultato eccezionale per la difesa della biodiversità. Nel libro si trova poi la storia dei vini De Martin a Sospirolo, di Terre dei Gai a Feltre o di “Coltivare condividendo” di Seren del Grappa. Aziende che provano invece a offrire un vino biologico e resistente».

Non solo, oltre ai vitigni, anche i meleti della Val di Non sono stati arrestati nella zona di Cesiomaggiore: «Si sono opposti e sono riusciti a evitare un disastro come quello che sono andato a raccontare proprio dal Trentino, dove le monocolture stanno devastando tutto», aggiunge l’autore, «ho parlato dei danni all’ambiente con i produttori che vendono ai maggiori marchi, ma ho visitato anche l’Alta Val di Non, dove i regolamenti hanno impedito l’arrivo delle mele, preservando così una biodiversità molto ricca».

PASCOLI INSOSTENIBILI

Per quanto riguarda il Bellunese, Mencini si è soffermato anche sui cosiddetti “pascoli insostenibili”, come ad esempio quello a Pian dei Buoi, ai piedi delle Marmarole. «Lì ho parlato con Lorenzo Bonometto, che in anteprima mi ha spiegato il suo studio sulla moria di insetti locali. Abbiamo infatti un problema legato alle feci delle mandrie allevate con gli antibiotici», spiega il giornalista, «gli insetti che di solito vivono e si riproducono nelle feci bovine stanno morendo proprio perché determinate categorie di antibiotici espulse dagli animali risultano essere ancora attive negli escrementi e questo comporta un enorme rischio per l’ambiente circostante».

Pagina dopo pagina, quindi, i lettori potranno scoprire aspetti negativi, ma anche storie virtuose e vincenti dell’agricoltura di montagna del Veneto e fino all’Alto Molise, passando per il Lazio. A dimostrazione che è possibile anche un’agricoltura diversificata e sostenibile, basata sul rispetto del territorio e della sua storia rurale.

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