Prende forma il museo del cacciatore di Val Rosna

L’allestimento a Sorriva sarà multimediale e con ricostruzioni in 3D Lo scheletro dell’uomo del Paleolitico sarà posizionato dentro una teca

SOVRAMONTE

Con 200 mila euro in più rispetto al milione di euro incassato nel 2014 dal fondo per i Comuni di confine, il museo sull’uomo di Val Rosna offrirà la suggestiva possibilità di fare un viaggio a ritroso nel tempo grazie alla tecnologia e alle ricostruzioni tridimensionali della vita del cacciatore di 14 mila anni fa.

Dell’homo sapiens il cui scheletro è stato ritrovato nel 1987 da Aldo Villabruna si sono potuti ricostruire vita, morte e miracoli, con la paleontologia e gli scavi archeologici. E ora sta arrivando in porto il progetto di valorizzazione di questa testimonianza del Paleolitico nel Feltrino.

Dopo l’approvazione del progetto esecutivo nel 2014, è stata approvata una variante, di poco meno di 200 mila euro per affidare a una ditta specializzata in allestimenti storici e museali l’incarico di completare probabilmente entro la fine di quest’anno il museo interattivo dedicato al cacciatore della Val Rosna, predisponendo video e ricostruzioni in 3D nei locali dell’istituto comprensivo a Sorriva.

Nel luogo invece in cui è stato rinvenuto il cacciatore, sulla strada che congiunge Fonzaso con Fiera di Primiero, sarà realizzato un punto informativo e di osservazione: un cannocchiale – infoscopio permetterà di vedere meglio il luogo del ritrovamento, e dei pannelli informativi rimanderanno al museo di Sovramonte.

Negli obiettivi, la sosta in Val Rosna sarà la prima tappa di una “giornata archeologica” che dallo Schener porterà turisti e scolaresche sull’altopiano, a Sorriva, per la visita al museo e da lì, per completare il giro, sul Monte Avena dove è stata riportata alla luce una fabbrica di selci.

La passeggiata didattica consentirà di conoscere bene il nostro antichissimo antenato, cacciatore di quella selvaggina che non teme il freddo, e la giornata tipo dell’uomo di Val Rosna: come si vestiva per affrontare il freddo, come consumava i pasti, con quali medicamenti si curava ferite o altri mali, compresi i denti cariati che, come emerso dalle indagini paleontologiche effettuate sul cranio, trattava con punte di selce affilatissime per la rimozione, e con propoli e cera d’api per l’infezione e la “sigillatura”.

L’iniziativa, finanziata con un milione e 200 mila euro dei Fondi di confine, è quella compresa nella valorizzazione turistica del territorio, attraverso un intervento legato alle testimonianze più antiche della presenza umana nel Feltrino.

L’operazione di Sovramonte ha previsto la creazione di un museo all’interno dei locali dell’istituto comprensivo, nelle ex segreterie, con annesso parco archeologico, e appunto il recupero del sito della Val Rosna con la pulizia dell’area sulla quale vige un vincolo archeologico e paesaggistico.

«Si è voluto puntare a una musealizzazione a carattere didattico – divulgativo secondo le ultime tecniche di ricostruzione multimediale», spiega il sindaco di Sovramonte, Federico Dalla Torre.«In una zona della scuola si realizza anche un parco archeologico. Prosegue inoltre la campagna di scavi sul Monte Avena che ha dato risultati interessanti. Come il rinvenimento di una miniera di selce, di cui avevano parlato in due occasioni pubbliche la soprintendente Chiara D’Incà e il docente universitario di Ferrara Marco Pedesani, quando è stato presentato il progetto sul riparo di Val Rosna, a firma dell’architetto Marino Baldin». —



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