Port’Oria in testa dopo le prime sfide

L’Aquila vince nell’arco, al Duomo la staffetta. Castello due volte secondo
FELTRE.
Scatto contenuto dell’Aquila bicipite, che dopo le prime due gare si installa al comando del Palio con 14 punti, frutto del successo nel tiro con l’arco e della terza piazza nella staffetta. In seconda piazza la Stella ad otto punte, con 13 punti grazie alla vittoria nella corsa. Terzo il Leone rampante, con 12 punti. Ultima piazza per il Corno d’oro, che ha raccolto solo 9 punti.


E’ come sempre la staffetta la gara più avvincente della prima giornata del Palio, con quel tragitto da brividi che si compiace di una discesa d’un sol fiato, una prima curva a gomito e quindi una salita spacca gambe che miete vittime e le ultime due curve a 90º prima del traguardo, posizionato a ridosso di piazza Maggiore, di fronte alle fontane Lombardesche. Ovviamente in una cornice di pubblico che non ha eguali in provincia - e pure in regione, suvvia - e che segue con passione le imprese dei propri contradaioli, reali o acquisiti nel caso dei numerosi turisti presenti, chiamati come da tradizione a scegliere un quartiere per il quale tifare a gran voce. Sullo sfondo di un rullio costante fornito dai tamburini dei quattro quartieri, come sempre davvero da applausi.


L’arrivo della staffetta è un assolo di Duomo, con Massimiliano Corso - già trionfatore dodici mesi orsono - che arriva a braccia alzate, dopo aver gestito con saggezza il cospicuo vantaggio guadagnato nella terza frazione da Maurizio Bobbato, il vero artefice di questo trionfo che riempie d’orgoglio il quartiere di Chiara Mattiello e porta ancora più rimpianti per la situazione dei cavalli. Seconda piazza per Castello, che resiste al ritorno di Port’Oria dopo aver guidato nella prima frazione. Sul podio anche l’Aquila bicipite, grazie alla rimonta che Lucio Sacchet ha compiuto in terza frazione - quella decisiva - nei confronti di Giovanni Argenti, risucchiato in una quarta posizione che alla fine Mauro Rubin non ha potuto rimediare.


Nella prima gara aveva trionfato, come da previsioni, l’Aquila bicipite, con Dino Zannol e Denis Cescato capaci di centrare uno splendido 100, punteggio davvero da record. In seconda piazza Castello, staccato di 17 lunghezze con Matteo Scopel e Mario Orlandi. Terzo Santo Stefano, con 62 punti grazie a Elisa Turrin e Claudio Fabris. Infine, quarto Duomo con Enrico De Cet e Paolo Scarpi, capaci di cogliere poco più della metà dei centri dei vincitori, frutto di due ultime serie non proprio esaltanti, forse anche per un pizzico di fastidio dettato dalla consapevolezza di necessitare di un miracolo per alzare il drappo. Una gara vissuta in silenzio - fatti salvi i commenti sapienti del sempre ottimo e puntuale Paolo Mutton - e che ha visto le quattro posizioni già chiare sin dalla prima serie.


La serata si era aperta con la fiaccolata dei quattro quartieri sino a piazza Maggiore, dove dal palco addossato alle fontane Lombardesche - una bella idea della cabina di regia del Palio - è avvenuta la cerimonia di dedizione a Venezia. Un ritorno al presente, breve, sono stati i saluti dei sindaci di Feltre e Cesiomaggiore, uniti da quest’anno in una sorta di gemellaggio che aiuterà il Palio a crescere ancora di più. Poi, da due podi disposti a lato della piazza, il lancio della sfida. Vittoria senza storia per Castello - da applausi la frecciata al Corno d’Oro - davanti a Port’Oria, che dopo aver regalato una perla di saggezza sulle altre menti scade un po’ contro la presidente del Duomo. Terza proprio la Stella a otto punte, che si perde però nel finale eccessivamente volgare. Ultimo anche qui - una maledizione? - Santo Stefano, che spacca i timpani proponendo soltanto un discutibile inno eterno.

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