Polizia, niente festa per colpa del Covid «Abbattuti i reati come truffe e furti»

belluno
Effetto Covid sulla Festa della polizia: cerimonia ridotta, oltre che a ranghi (forzati) ridotti proprio causa Coronavirus. Il 168° anniversario di fondazione della polizia, edizione 2020, verrà quindi la sola deposizione di due “corone”: alle 9.30 di oggi, con il prefetto Cogode, alla stele commemorativa ai Caduti di viale Fantuzzi, quando saranno ricordate anche le oltre 17mila vittime Covid in Italia. E alle 10.30 circa in sede della Polizia stradale, con una seconda corona in ricordo di Virgilio Raniero e dei caduti della polizia di Stato.
L’effetto Covid avrà decurtato la cerimonia ma non i dati di un anno di attività della polizia bellunese che dal primo aprile 2019 al 31 marzo di quest’anno, ha operato 11 arresti, 253 persone indagate, 4 avvisi orali e due misure di prevenzione della sorveglianza speciale, nove ammonimenti del questore e 54 rimpatri con il foglio di via obbligatorio, due Daspo, 1357 fotosegnalamenti di polizia scientifica, 57 sopralluoghi tecnici.
L’attività di prevenzione ha permesso di controllare 11.095 persone, 6.004 i controlli di auto e 9.873 di documenti. Sono state 9.012 le chiamate al 113, 1.399 le pattuglie impiegate e 1.316 gli interventi effettuati, 533 le denunce ricevute. Ultimamente l’attività è solo quella relativa ai controlli Covid: in pochi mesi 1.414 le persone sotto verifica, 33 quelle sanzionate e 2.452 le attività commerciali controllate.
Polizia stradale.
In un anno le pattuglie della Polstrada hanno contestato 10.743 infrazioni al codice della strada, ritirando 201 patenti, 92 carte di circolazione. Ben 95 le guide in stato di ebbrezza rilevate, e 5 quelle sotto l’effetto di stupefacenti. Quindi sono stati 72 i veicoli sequestrati, 83 quelli posti a fermo amministrativo. Sul territorio sono state impiegate 1899 pattuglie che hanno rilevato 138 incidenti.
Polizia amministrativa.
L’attività di indagine ha portato anche al sequestro di qualche Santa Barbara: prova ne sono i sequestri di 40 detonatori e 980 metri di miccia esplosiva e di due chili e 400 grammi di esplosivo e polvere da mina. Sono stati invece 825 i porti d’arma rilasciati, 4 le sospensioni e 18 le revoche, 11 i rigetti. Questa sezione ha inoltre rilasciato 3.748 passaporti e 764 dichiarazioni di accompagnamento dei minori. In tema immigrazione, 4.515 le carte di soggiorno e i permessi rilasciati, 517 le cittadinanze 42 le espulsioni e 6 gli accompagnamenti alla frontiera (altrettanti ai Cpr), 250 i richiedenti asilo arrivati in via autonoma in questura.
E ora? Se il tasso di criminalità in provincia non è mai stato altissimo, in questo periodo di quarantene e isolamenti, rasenta lo zero. L’anno era iniziato con una truffa on line: una milanese che aveva pagato ventimila euro di “alloggio” in quel di Cortina, vittima di una delle solite truffe di case inesistenti. Ma ora anche in questo campo i reati (che vedono i bellunesi subire, spesso) sono scesi. Furti quasi azzerati.
Lo conferma il questore Lilia Fredella, che si rammarica per una festa della polizia che era stata organizzata (ad Agordo), e che si è dovuta ripiegare. «Vedo che l’attività della polizia di Stato in provincia la rende protagonista del territorio: la nostra speranza è che, passata l’emergenza, si possa tornare tutti quanti ad occuparci delle sfide che ci aspettano, cioè o Mondiali di sci e le Olimpiadi. È stato un anno di grande attività anche culturale con la mostra della Scientifica, col progetto sulle violenze di genere (dovremo fare la premiazione dei ragazzi del Catullo che hanno eseguito cose splendide). Quanto ai reati, nel pre Covid c’era sempre qualche reato predatorio che ora si sono azzerati: un abbattimento del 95%. Ci sono state quindi operazioni (come quello del recupero delle bici rubate): molto bravi i ragazzi delle Volanti a individuare queste cose. Nel post Covid qualche reato predatorio penso ci sarà: non credo che scompaiano. Come quelli delle truffe sul web, reato che si può prevenire. Le indagini nella maggioranza dei casi arrivano al conclusione, ma bisogna ricordare alle persone che quando aprono il computer sono nel mondo». —
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