Pazienti del Feltrino dirottati a Cortina per gli esami, la denuncia: «Se si rinuncia, le priorità saltano»
La protesta del Comitato feltrino per la sanità: «Per molti anziani lo spostamento è improponibile»

«Molti pazienti del Feltrino sempre più spesso vengono inviati all’ospedale Codivilla di Cortina per sottoporsi agli accertamenti. Ma se qualcuno rifiuta, perché impossibilitato a raggiungere la struttura, allora la priorità della prescrizione non viene quasi mai rispettata». A denunciare la situazione è il Comitato feltrino per il Diritto alla salute-Giù le mani dalla sanità bellunese, a cui molti dei cittadini hanno raccontato la spiacevole esperienza, chiedendo l’intervento dello sportello “Diritto alle cure”.
L’ennesimo caso denunciato dal Comitato ha come protagonista un 85enne feltrino che si è visto fissare come prima istanza una visita di primo accesso a Cortina. Di fronte all’impossibilità ad arrivare al Codivilla (non guida e non ha accompagnatori), «dal Cup è stata proposta una nuova data che però non rispetta la priorità, anzi va a quasi un mese dall’emissione della ricetta, nonostante ci sia un quesito diagnostico da risolvere a breve».
«Il Dgrv n. 626/2024», sottolineano dal Comitato, «definisce “ambito di garanzia territoriale” il bacino territoriale minimo entro il quale deve essere soddisfatta la domanda di prestazioni entro i tempi massimi previsti dalla priorità assegnata sulla ricetta. Ora, con l’apertura dell’ospedale di Cortina – gestito dai privati Gvm e convenzionato con il Sistema sanitario nazionale – molti sono i pazienti che vi vengono dirottati. Un fenomeno che stiamo evidenziando in queste ultime settimane grazie al nostro sportello Diritto alle Cure, dove i pazienti si lamentano soprattutto della distanza per raggiungere un ospedale non propriamente pubblico».
La situazione era già stata denunciata qualche tempo fa e l’Ulss aveva risposto che, essendo l’azienda, il Cup dà indicazioni in base al primo posto libero che può trovarsi in qualsiasi parte della provincia, quindi anche a Cortina. «Ma quando siamo di fronte a persone anziane, persone che hanno difficoltà a spostarsi, servirebbe maggiore considerazione», evidenziano dal Comitato. «Il problema è che, se uno rifiuta la prima proposta a Cortina, deve attendere oltre al tempo previsto nella ricetta. Qualcuno non capisce che la rinuncia all’appuntamento per molti pazienti non è una scelta, ma un risposta obbligata: perché penalizzarli? È vero, qualcuno accetta avendo paura di perdere la priorità, altri vengono rimessi in lista d’attesa e attendono. Cortina non è dietro l’angolo, non ci sono collegamenti diretti per il Codivilla e i costi anche per spostarsi in auto gravano sul bilancio delle famiglie».
Dal Comitato arriva l’invito all’Ulss a rivedere l’ambito territoriale minimo entro il quale deve essere soddisfatta la domanda di prestazione, tenuto conto anche delle caratteristiche orogeografiche territoriali. «Se uno sceglie di non accettare l’appuntamento a Cortina lo fa perché obbligato», sottolineano.
La spinta sul Codivilla può essere dettata dalla presenza di macchinari di avanguardia pagati con i soldi pubblici per le Olimpiadi: essendoci una convenzione, l’Ulss deve riempire anche la lista degli appuntamenti di questa struttura. «Ma noi chiediamo che si tenga conto dell’età e della residenza dei singoli pazienti».
A prendere posizione è anche lo Spi Cgil, con la segretaria provinciale Maria Rita Gentilin: «Queste strategie messe in atto dall’Ulss servono per far vedere che le liste di attesa diminuiscono. Ma se la proposta del Codivilla può andare bene per un giovane, difficilmente può essere accolta da un anziano. Offrendo la struttura di Cortina, l’Ulss mette le mani avanti, mostrando di aver dato un’occasione al paziente che però l’ha rifiutata. E quindi non è colpa dell’azienda se si creano liste di attesa. Ma qui i trasporti non sono adeguati e anche le associazioni di volontariato non hanno le persone per svolgere tutto il servizio di trasporto. Bisogna evitare di mandare le persone in giro per la provincia, specie se anziani», conclude Gentilin.
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