Security e patentini falsi, c’è un esposto in prefettura su un’agenzia
Indaga la polizia che ha anche l’ufficio deputato al rilascio delle licenze. L'iscrizione del personale si verificherà qualora sia accertato il possesso dei requisiti previsti dalla normativa. Sono diverse le persone coinvolte nelle indagini.

Patentini falsi per la security: il caso si allarga. Secondo quanto prescrive il ministero dell’Interno, «gli addetti ai servizi di controllo delle attività di intrattenimento e spettacolo (buttafuori) in luoghi aperti al pubblico o in pubblici esercizi devono essere siano iscritti in un elenco prefettizio.
L'iscrizione del personale si verificherà qualora sia accertato il possesso dei requisiti previsti dalla normativa. La data di iscrizione ed il numero di iscrizione nell'elenco verranno comunicate al richiedente, così come l'eventuale divieto di impiego o la cancellazione per sopravvenuta carenza dei requisiti».
Nella scorsa primavera, è stato presentato un esposto in Prefettura nei confronti della Victoria Security di Belluno, che avrebbe soltanto la licenza di primo soccorso in caso d’incendio e non anche quella prevista dal Testo unico delle leggi di Pubblica sicurezza.
Ed è dello scorso mese di maggio la firma di una convenzione tra l’Unione nazionale Pro loco d’Italia e Victoria, che doveva garantire il servizio di vigilanza alla sagre, soprattutto quelle più importanti e frequentate.
Non solo in termini di uomini, ma anche di strumentazioni tecnologiche: quest’anno, infatti, l’accordo prevedeva l’utilizzo anche di telecamere mobili, alcune telescopiche per una visuale dall’alto e alcoltest portatili, che dovevano permettere alle persone di sapere se erano in grado di guidare la propria auto, alla fine della serata. Il servizio, dunque, non solo si confermava, ma si rinnovava per eventi sempre più sicuri.
Victoria ha la propria sede principale a Mestre e filiali a Belluno, Treviso e Trento. E sarebbe uno dei suoi addetti bellunesi l’indagato per sostituzione di persona e truffa aggravata, dopo una denuncia presentata, nella quale lo si accusa di aver confezionato patentini falsi, dietro pagamento in nero di una somma sui 400 euro. Il candidato a diventare addetto alla sicurezza forniva tutti i documenti necessari (carta d’identità, codice fiscale, indirizzo di posta elettronica e password), dopo di che - secondo l’ipotesi accusatoria - pensava a tutto il soggetto sotto inchiesta: dalle risposte alle domande del test dell’esame attitudinale fino alla consegna dell’attestato necessario a cominciare l’attività.
Ci sarebbero almeno una cinquantina di abilitazioni farlocche e si fa presto a quantificare il giro di affari, fatta la tara delle spese da sostenere.
La denuncia ha un nome e un cognome precisi, per cui è facile immaginare che ci saranno delle perquisizioni e dei sequestri, in maniera da provvedere a tutte le verifiche necessarie. Chi ha versato il denaro e non ha fatto altro che ritirare il diploma sarà senz’altro sentito dagli investigatori: impossibile che non sapesse come funzionava l’iscrizione, a meno che non avesse già sostenuto un esame per conto terzi. Indaga la questura di Belluno, che è anche l’ufficio preposto al rilascio delle licenze.
C’è una forte concorrenza, in questo settore, e dietro a esposto e denuncia ci potrebbero essere delle altre agenzie, che sono rimaste escluse dalla convenzione e avrebbero individuato questo meccanismo illegale, segnalandolo a prefetto e polizia.
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