Palazzo del Capitano torna a splendere

I restauri dell’edificio storico sono finiti svelando gli affreschi sulla facciata. I proprietari: «Troppa burocrazia»
Di Valentina Voi

BELLUNO. Nuova vita per gli affreschi di palazzo del Capitano, edificio del ’400 nel cuore di Belluno. Chiamato così perché un tempo ospitava il capitano di guardia alla vicina porta Rugo, oggi è un complesso immobiliare e gli appartamenti sono in vendita. Il cantiere si è chiuso poco tempo fa dopo quattro anni di lavori svelando una facciata decorata da affreschi.

«Il palazzo era in uno stato pietoso» spiega Piero Tirone, della società Sice che ha curato i lavori insieme alla Domogest, «in uno stato di completo abbandono. I solai erano statisticamente precari anche se non c’erano problemi di stabilità dell’edificio. Per non parlare degli infissi. Il palazzo era disabitato da oltre 15 anni». Eppure ha un passato glorioso, tanto da essere riportato sulle guide cittadine con il suo nome originale, palazzo Nosadani. «Le facciate originali erano completamente nascoste, gli affreschi non si vedevano per niente» continua Tirone, «ma quando io e i miei soci abbiamo visto il palazzo, ormai qualche anno fa, ce ne siamo innamorati».

La Sice Costruzioni ha sede ad Agrigento ma opera da molti anni in Veneto grazie ad un sede operativa a Thiene. A Belluno e provincia ha lavorato in cantieri per la pubblica amministrazione e in commesse private. Il suo core business sono i restauri e nel 2009 le due società hanno deciso di investire un milione e 600mila euro per acquistare e sistemare palazzo del Capitano. L’obiettivo era di ricavarne residenze di pregio rispettando però la struttura esistente. «Prima di tutto è stato necessario fare delle indagini stratigrafiche sulle diverse pareti» spiega Tirone, «un lavoro lungo che abbiamo fatto insieme alla Sovraintendenza veneta. Proprio per questa particolarità abbiamo dovuto usare alcuni accorgimenti in materia edilizia: non potevamo usare cappotti per l’isolamento termico o installare il riscaldamento a pavimento. Non è, e non potrà essere, una casa con una classe energetica elevata ma penso che il risultato sia soddisfacente: abbiamo unito ai confort il piacere di abitare in un palazzo storico, con affreschi sulla facciata e all’interno».

Dal palazzo sono stati ricavati nove appartamenti che vanno dai 40 ai 150 metri quadrati: facevano parte della pianta originale dell’epoca che comprendeva anche alcune cantine interrate. Ora gli appartamenti sono in vendita ma, come spiega Tirone, il mercato edilizio non è più quello di qualche anno fa.

«La situazione immobiliare era molto diversa» continua, «i prezzi sono certamente calati». Certo quattro anni per un cantiere non sono pochi. «La burocrazia ha allungato i tempi» continua l’imprenditore, «ci sono voluti mesi solo per far approvare un progetto dalla Sovraintendenza che, giustamente, ha seguito passo passo il nostro lavoro per garantire che il risultato finale fosse fedele all’originale. Ma questo ha anche allungato i tempi: ogni variante al progetto ha portato via dei mesi e ogni volta bisognava riprogettare la fase lavorativa. Sono competenti e ci hanno diretto bene ma per rendere l’idea di cosa significhi lavorare in un palazzo antico basta fare questo esempio: per scavare ad una profondità di 50 centimetri per le fognature, abbiamo dovuto interpellare un archeologo che ha seguito lo scavo».

Storie di ordinaria burocrazia che non hanno impedito però di completare il cantiere e di restituire ai bellunesi un pezzo della loro storia.

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