«Ospedali sotto pressione Non aprite gli impianti da sci»

L’appello accorato alla politica arriva dal referente dell’Anaao, Luca Barutta

/ belluno

La circolazione del Coronavirus è molto vivace anche all’interno delle strutture sanitarie, come gli ospedali.

Secondo il report settimanale dell’Usl 1 Dolomiti dal primo settembre scorso al 9 dicembre, sono 363 i sanitari che si sono infettati, vale a dire 78 in più rispetto ai primi di dicembre. Di questi 207 si sono negativizzati (+61) rientrando quindi al lavoro, mentre 156 addetti sono ancora positivi (+17).

A differenze delle settimane precedenti, nell’ultima ad essere maggiormente contagiati sono soprattutto i tecnici (attualmente sono 24 i positivi) e gli operatori socio sanitari (24 ora contagiati). Tra gli attuali infetti ci sono poi 12 medici ospedalieri e sei medici di famiglia, a cui si aggiungono 5 amministrativi e altrettanti fisioterapisti e 3 ausiliari.

Questi contagi non fanno altro che mettere ancora di più in difficoltà gli ospedali che devono fare i conti con una pressione molto elevata per le centinaia di ricoveri per Covid da gestire in questi mesi. E siccome «già prima il personale sanitario nei nosocomi era ridotto all’osso, il fatto di avere fuori gioco per almeno una decina di giorni medici, infermieri e operatori socio sanitari crea non poco disagio e difficoltà per coloro che restano sul campo per gestire non solo l’emergenza ma anche la normale attività», precisa il referente dell’Anao Luca Barutta che poi lancia un allarme: «Ora siamo già in crisi di personale e quasi un terzo dei posti letto sono occupati da pazienti Covid, con grande affanno delle Terapie intensive che hanno praticamente una lunga lista di pazienti da curare tanto che appena si libera qualche posto in Rianimazione o perche la persone si stabilizza o perché purtroppo perde la sua battaglia contro il virus, immediatamente quei letti vengono occupati. E non so quanto questa situazione possa essere ancora sostenuta», dice Barutta. Che guarda con grandissima preoccupazione ad una eventuale apertura dei centri sciistici. «Il problema non è chi scia, perché lo sci è uno sport individuale, ma c’è la seggiovia, la cabinovia, i mezzi di trasporto»..

E tutti questi passaggi possono diventare motivo di contagio. «I politici che chiedono l’apertura degli impianti sciistici dovrebbero capire che l’ospedale ha solo un determinato numero di posti letto e a quei posti corrisponde un numero ridotto di medici e di infermieri, situazione che è stata voluta proprio dalla politica», dice il sindacalista che evidenzia: «Se aprono le attività sportive, automaticamente aumentano i traumi. E le persone traumatizzate dove le metto e come le seguo? A me fa male pensare alla perdita economica che la chiusura degli impianti può portare, ma la sanità è un costo molto alto. E se potessi spendere in maniera oculata le risorse, credo che si potrebbero anche risarcire le persone che hanno tenuto chiuso. Se la politica deciderà di tenere aperti gli impianti ci dica chiaramente che la vita non ha più valore e che non interessa la salubrità del servizio pubblico, in particolare degli ospedali».

Purtroppo, conclude Barutta, «la gente non capisce che nei nostri ospedali siamo già allo stremo e l’unico modo per rendere chiara questa situazione è far capire che se il contagio aumenta e ci dovessero essere anche delle urgenze, sarà quasi impossibile trovare un posto dove mettere questi pazienti e trovare chi se ne prenda cura». —

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