Omaggio a Lamon nelle memorie della maestra Pia

E’ un omaggio a Lamon, il paese dove è vissuta per gran parte della vita, il libro di Pia Palmieri Gaio, «Nel silenzio della collina». Non è un’autobiografia, non è nemmeno una cronologia degli eventi che «la maestra Pia» ha vissuto. E’ piuttosto un flusso della memoria e, come spiega Paolo Conte nella prefazione, «procede seguendo prevalentemente l’impulso dei sentimenti». Il «colle» al quale fa riferimento il titolo è il colle di San Pietro, dove riposa il compagno di una vita, Guerrino Gaio, il “Valasco” partigiano nelle file del battaglione Gherlenda e più tardi pittore di pregio e fama. Scorrono, nel film dei ricordi, i protagonisti della vita lamonese del secolo scorso. Il nonno Pietro de Lena, medico condotto che, come tutti i medici condotti del tempo andato, teneva in tasca generosità e altruismo custoditi come caratteri fondativi della sua missione. La madre Rita, il padre Ezio Palmieri, capitano della marina mercantile, parenti e amici, cugini e figli. Un ritratto di famiglia, certo, ma di una famiglia allargata alla comunità del paese.


Ed ecco allora il farmacista Guerrino Susin, il sacerdote Romano Bottegal, l’emigrato di ritorno Pietro Bee che fece festa portando gli ospiti in elicottero, ed ancora Pietro Forlin detto “Pierin dei gos”. Protagonisti di storia vera, ma anche di aneddoti di vita paesana che si intrecciano con le tradizioni orali e le leggende del posto. Nelle pagine della maestra Pia scorre la prima guerra e poi la seconda, con il loro bagaglio di sofferenze ma anche di piccoli grandi eroismi talvolta riconosciuti e talvolta no, come il sacrificio dei fratelli Ivo e Gino Mascarello di Castel Tesino, uccisi dai tedeschi guidati da una spia. Interessanti, anche dal punto di vista storico, i racconti di episodi ai quali Pia Palmieri assistette di persona, come l’impiccagione dei quattro partigiani in piazza Campitello a Belluno e il mitragliamento a Limana della corriera sulla quale viaggiava, ad opera di un aereo alleato. Ma al di là di queste testimonianze personali di un’epoca in cui comunque le persone erano parte di una storia più grande, è proprio il grande affresco di Lamon a coinvolgere il lettore.


La difficoltà e la passione di fare scuola negli anni del dopoguerra in frazioni isolate dure da raggiungere, fatte di poche case e tanti bambini. La visita della principessa Maria Beatrice di Savoia con codazzo di macchine e autorità. Il ricordo di un personaggio strano, come il tenente colonnello Giovanni Granucci, già volontario dei Mille di Garibaldi arrivato a Lamon seguendo la moglie. La storia dell’industria delle penne d’oca, iniziata alla metà dell’Ottocento da San Donato, prospettiva di sviluppo poi tramontata (forse con l’arrivo delle penne di un altro inventore, l’ungherese signor Biró). Curiose anche le leggende, come quella del «mago» che, insoddisfatto del compenso per la costruzione di una casa, la «piegò» con la bacchetta magica lasciandola poi lì a pendere, in via Resenterra, tutta storta e piegata in avanti.


O quella del «Cinghiale di Valdeniga» che poi cinghiale non era ma brigante «brutto di viso e feroce d’animo» che ai tempi dei romani finì passato a fil di spada con i suoi compari dalla popolazione inferocita. Sono «memorie e ricordi privati», scrive Paolo Conte, con i quali «Pia Palmieri Gaio offre non soltanto ai compaesani uno spaccato indubbiamente significativo della comunità di appartenenza passando attraverso i secoli, uomini e fatti con scrittura leggera e piacevole, la stessa delle corrispondenze che negli anni Cinquanta inviava a “Il Gazzettino”, quotidiano che le pubblicava nella cronaca di Feltre». Belle anche le fotografie inedite, tratte dall’album di famiglia. Toni Sirena

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