Obesità, 19 riduzioni gastriche in un anno: nel Bellunese cresce il numero degli interventi chirurgici

Questi i numeri riferiti al 2025, mentre dal 2021 all’anno scorso le operazioni bariatriche sono state ben sessantatré

Paola Dall’anese
L’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre dove vengono eseguiti tutti gli interventi di chirurgia bariatrica cioè di riduzione gastrica
L’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre dove vengono eseguiti tutti gli interventi di chirurgia bariatrica cioè di riduzione gastrica

Sono stati ben 19 gli interventi di chirurgia bariatrica cioè di riduzione gastrica per la gestione dell’obesità nell’Ulss 1 Dolomiti nel 2025.

Un numero in costante aumento che dimostra come l’obesità sia una malattia che si sta diffondendo anche in provincia di Belluno. «Certo siamo ben lontani dall’epidemia che si registra in alcuni Paesi come gli Stati Uniti, ma se non stiamo attenti all’alimentazione e non si seguono corretti stili di vita praticando anche l’attività fisica con frequenza, il fenomeno rischia di dilagare anche tra le Dolomiti», precisa il direttore dell’unità operativa di Chirurgia dell’ospedale di Feltre, Federico Coppa.

L’attività di chirurgia bariatrica è partita all’ospedale di Feltre nel 2021 ed è qui che anche i pazienti che fanno capo all’ospedale di Belluno vengono operati dall’équipe del San Martino stesso. «Dal 2021 al 2025», ricorda Coppa, «sono state operate 63 persone. Un dato in aumento se si considera che nel 2021 a causa del Covid abbiamo eseguito soltanto due interventi e poi abbiamo dovuto bloccarci. E ad oggi abbiamo già una decina di pazienti in lista di attesa per essere operati, mentre alcuni sono in fase di valutazione».

Sì perché non tutti possono sottoporsi a questo tipo di intervento. «Servono delle caratteristiche specifiche», evidenzia il primario feltrino. «Si tratta di pazienti con un grado di obesità di grado 2 o 3, cioè elevato, che hanno anche altre patologie quali l’ipertensione, problemi cardiovascolati, diabete e apnee notturne».

Prima di arrivare in sala operatoria «il paziente, spiega ancora Coppa, «viene sottoposto ad una valutazione multidisciplinare per capire l’origine dell’obesità. Il percorso, che è stato avviato nell’Ulss 1 Dolomiti, prevede degli step ben definiti: la persona segue una dieta, prende dei farmaci, è seguito anche da psicologi. Soltanto il 10% alla fine viene sottoposto all’intervento».

Due sono i tipi di operazione che vengono eseguiti nel Bellunese: quello riduttivo dello stomaco che porta ad avere un senso di sazietà precoce, e il riduttivo e di malassorbimento che prevede un bypass gastrico che opera sui processi della digestione. «In base al tipo di obesità che abbiamo davanti viene scelto l’intervento. Terminato il quale il paziente comunque continua ad essere seguito dal servizio per controllare che tutto vada bene, ma anche che la persona segua le regole. Praticamente chi entra in questo percorso e viene operato non ne esce mai perché le ricadute sono sempre dietro l’angolo», evidenzia sempre il direttore dell’unità operativa del Santa Maria del Prato.

Ma qual è l’identikit di chi ricorre a queste operazioni? Si tratta perlopiù di donne con un ’età compresa tra i 25 e i 40 anni, «donne che sono più sensibili all’aspetto fisico ed esteriore». Una volta entrati nel percorso, servono almeno 3-4 mesi perché si arrivi alla sala operatoria. E l’operazione rientra tra le prestazioni riconosciute dal Servizio sanitario nazionale.

L’intervento chirurgico è importante «in pochi mesi la perdita ponderale è molto elevata. E anche i vari disturbi del paziente pian piano vengono mitigati a seconda della loro gravità. I disturbi respiratori, la pressione sanguigna, le patologie muscoloscheletriche diminuiscono e in alcuni casi regrediscono. Sicuramente anche i problemi cardiaci ne possono beneficiare», evidenzia il direttore del reparto che poi si dice preoccupato.

«Sono preoccupato per il cambiamento delle nostre abitudini non solo alimentari ma anche di vita che ci stanno portando verso l’obesità. Perché ricordiamolo», conclude il direttore, «l’obesità è una malattia e come tale va curata. Anzi, è una di quelle patologie che per le complicanze che genera nel paziente va ad impattare molto sul servizio sanitario». 

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