«Non siamo eroi nè martiri: troppo personale infetto»

I sindacati dei medici hanno scritto ieri all’Usl per chiedere un incontro: «Qui c’è qualcosa che non va: chiediamo dispositivi di protezione adeguati»

BELLUNO


«Qui si sta chiedendo ai soldati di andare in guerra con arco e freccia contro un nemico munito di mitragliatrice. Non siamo eroi, e neanche martiri, se dobbiamo fare la guerra che ci siano dati gli strumenti per poter combattere adeguatamente questo nemico».

È questo il senso della lettera che tutte le sigle sindacali dei medici dell’Usl 1 Dolomiti , vale a dire Anaao-Assomed, Aaroi- Emac, Cimo, Fesmed, Fassid, Fvm, Cgil Medici e Cisl Medici hanno inviato ieri alla direzione generale per chiedere un incontro per capire come mai il personale medico e infermieristico e socio sanitario in generale continua ad infettarsi. Dove cercare le cause? Per il sindacato va cercata nella carenza e nella inadeguatezza dei dispositivi di protezione individuale, e forse anche nella carenza di tamponi tra il personale, tamponi che da tempo i medici chiedono vengano eseguiti con tempistiche rapide.

Le richieste di incontro e di confronto vanno avanti da diverso tempo, ma finora non hanno avuto alcuna risposta, malgrado i sindacati avessero chiesto dei tavoli tecnici di natura sindacale e collaborativa «per agevolare un costante canale di comunicazione e informazione sull’evolversi della situazione epidemiologica ed organizzativa». Sui dispositivi di sicurezza i sindacati, poi ribadiscono che «non compete alle organizzazioni sindacali la definizione di idoneità dei dpi/mascherina chirurgica».

Le parti sociali pur sapendo della difficoltà iniziale nel reperire questo materiale, rimproverano all’Usl di non aver ricevuto notizie in merito a queste difficoltà «Abbiamo ribadito che il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato di Covid-19 deve disporre ed indossare dpi adeguati».

Inoltre «abbiamo chiesto l’aggiornamento quotidiano del numero di operatori sanitari venuti a “contatto stretto” con pazienti covid19 e che dovranno rimanere in servizio esonerati dalla quarantena. Abbiamo, inoltre, chiesto il costante aggiornamento degli operatori riscontrati positivi al tampone».

E su questo i numeri parlano al 31 marzo scorso di 62 positivi di cui 14 medici, 30 infermieri, 9 operatori socio sanitari, 3 medici di medicina generale e 6 tra amministrativi e altro che rapportati con i 399 positivi di quel 31 marzo sono praticamente il 15%, una media superiore al 10% veneto.

Infine, sulla questione tamponi «comprendiamo che le difficoltà di questa azienda non sono nel reperimento ma nell’analisi della mole di tamponi richiesti in quanto la dotazione strumentale della Microbiologia permette di processarsene al massimo 200 al giorno. La condivisione del problema avrebbe potuto trovare alternative alla tempistica 0-7-14 giorni, ma avete preferito questa rischiosa soluzione sulla pelle dei sanitari e della comunità». —

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