«Noi siamo pronti a rimetterci in gioco»
BELLUNO. Basteranno 12 milioni e mezzo di contributi della Regione a liberare il turismo bellunese dalle secche e a rilanciarlo in vista dei Mondiali di sci 2021?
«Immagino di no - risponde Gianluca Lorenzi -. Ma l’assessore Caner ha assicurato che ci sarà un secondo bando il prossimo anno. Intanto, però, teniamoci ben stretta questa cifra». Sì perché nell’ambiente c'è chi storce il naso, osservando che la somma è troppo esigua, per cui non vale la pena intraprendere. Il presidente degli albergatori di Cortina, che ieri abbiamo intercettato sulla Marmolada per dar spazio (“una volta tanto”) alla sua passione, quella fotografica, cerca invece di incoraggiare alla fiducia.
Di ritorno si è fermato ad assaporare le paste di Floriano Pra, a Caprile, e a dirgli che deve avere fiducia nei colleghi di Cortina. Nei giorni scorsi, infatti, l'albergatore agordino aveva lanciato l’allarme che la Val Badia e la Val di Fassa possano fagocitare gli operatori bellunesi di confine. «Purtroppo non avevo tempo e non mi sono fermato. Ma Floriano sa che anche noi veniamo da anni non del tutto soddisfacenti e che, di conseguenza, abbiamo dovuto prestare attenzione ai nostri problemi. Ma adesso, con la carica che ci dà la Regione, siamo pronti a rimetterci in gioco da protagonisti».
Che cosa significa?
«Che tanti colleghi, di Cortina ma non solo, all'annuncio dei Mondiali 2021 hanno tirato fuori dal cassetto i progetti di miglioria che avevano pronti all'inizio della crisi e che, in questi anni, sono stati costretti ad accantonare».
Lei sta dicendo che albergatori e ristoratori sono pronti a partire con i lavori di ristrutturazione dei loro ambienti?
«Sì, tanti sono già partiti in queste settimane».
Prima ancora che scattassero i bandi della Regione per i 12 milioni e mezzo?
«Sì, per non attardarsi sono partiti. Altri lo faranno in primavera, quelli impegnati in lavori più complessi».
Ma se la somma garantita dalla Regione non basterà? È da ricordare, tra l'altro, che quei 12 milioni saranno spalmati su tutta la montagna veneta.
«Lo sappiamo già che non basterà. Prima ancora che l’assessore Caner formalizzasse la sua proposta, l’associazione albergatori di Cortina ha chiesto ai propri associati di far capire per quanti e quali investimenti avessero intenzione di impegnarsi. È uscita la cifra di 32 milioni, solo a Cortina. E non tutti hanno risposto. Gli investimenti più impegnativi, ad esempio, non sono stati esplicitati».
Quindi?
«Quindi la Regione ci ha assicurato che se resteranno domande significative inevase, si provvederà il prossimo anno con un secondo bando. Che sarà probabilmente formulato in modo diverso da quello attuale. Però saranno sempre aiuti importanti».
I suoi colleghi, a Cortina o dintorni, quali priorità hanno? Il passaggio dalle 3 alle 4 stelle è la più importante?
«Assolutamente no. La priorità di cui sento discutere è quella di qualificare al massimo i servizi che ciascuno decide di dare, per cui, al limite, si può trovare la camera più confortevole in un 3 stelle, anziché in un 5 stelle. Indipendentemente dalle stelle si sta cercando di dare il massimo dell’offerta. Per esempio per quanto riguarda le spa».
Lei, insomma, non riscontra in giro quel senso di prudenza che rischia di trasformarsi nella sfiducia, da parte di investitori che temono di fare il passo più lungo della gamba.
«Questo è stato il clima sperimentato nella crisi, per cui tutto è rimasto fermo. Adesso si ha voglia di mettere la testa fuori e di vedere che cosa si può fare. Nella media si tratta di investimenti fra i 600 mila euro e 1,2 milioni di euro (quelli più alti, come dicevo, sono ancora in attesa delle relative decisioni). Le associazioni stanno cercando di incoraggiare ad andare avanti, a non avere paura delle banche; per quanto riguarda i mutui stiamo lavorando anche con la Regione per alcune soluzioni».
Il turismo sta cambiando. Gli operatori più titubanti sono consapevoli del rischio di essere tagliati fuori?
«È quello che le nostre associazioni continuamente cercano di far capire. Oggi, a Cortina, il turista medio non si ferma più di tre giorni, poi cambia montagna, oppure sceglie la città d’arte. Noi dovremmo saper assecondare anche questi nuovi trend. Se non siamo pronti per i Mondiali di sci, in tutta la Provincia, rischiamo di chiudere. Ma non tanto e non solo per ospitare gli atleti e i turisti di quell’evento, ma per dare risposte alle ricadute che immediatamente ci saranno. Questa è l’occasione da non perdere».
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