Nessun dietrofront: i lampioni della città resteranno pubblici

La giunta Perenzin conferma lo stop alla privatizzazione Ma serve un piano di ammodernamento per ridurre i costi

FELTRE. Non ci sarà nessun dietrofront del Comune dopo la scelta di fermare la gara per la privatizzazione degli impianti di illuminazione pubblica. A differenza di quanto successo per l’appalto dei cimiteri (ma in quel caso la gara era già partita e un’offerta era stata ricevuta e accettata), l’amministrazione Perenzin è convinta di poter ammodernare e poi gestire in proprio, come è sempre avvenuto, l’intero parco-lampioni, tagliando progressivamente i consumi e dunque le spese e assicurando un’efficienza sempre migliore. Ma il percorso è lungo e l’assessore ai lavori pubblici Adis Zatta non l’ha nascosto alla seconda commissione consiliare, riunita l’altra sera per discutere la mozione con la quale il movimento Cinque Stelle chiedeva di aderire ad alcuni progetti di miglioramento delle infrastrutture, di dotarsi di un piano di efficientamento degli impianti, di sperimentare e introdurre progressivamente la tecnologia a led e di avviare una campagna di sensibilizzazione rivolta ai cittadini.

La partita è solo all’inizio e il Comune, prima di fare qualsiasi scelta, deve capire qual è la situazione per poi dotarsi di un piano di illuminazione pubblica. Perché l’obiettivo non è soltanto quello di arrivare a sostituire i lampioni e le altre luci che consumano troppo, ma anche intervenire in modo radicale su tutta la rete elettrica del Comune, cominciando dagli impianti alimentati in serie o non più a norma. I numeri forniti dall’assessore Zatta alla commissione dicono che in città ci sono 120 quadri elettrici, 530 kilowatt di potenza complessiva al servizio dell’illuminazione pubblica, sei riduttori di flusso e 3.800 punti luce (ma quest’ultimo dato non è certo e fare un censimento preciso sarà uno dei primi obiettivi da raggiungere), con il 90 per cento di lampade a vapori di sodio e il restante 10 per cento a vapori di mercurio. Per tutte le luci, ogni anno l’amministrazione spende fra i 300 e i 400 mila euro. Ma se fino al 2007 ogni anno si investivano anche 100-200 mila euro per ammodernare gli impianti, oggi il Comune è fermo, perché non ha soldi e perché non c’è una strategia di intervento. Finora tutto quello che è stato fatto, a parte bloccare la gara, è stato cercare aziende disposte a sperimentare le proprie tecnologie - ad esempio le luci a led - in centro storico. Nell’immediato futuro si accorperanno le utenze doppie, per ridurre i canoni, e si sostituiranno le lampade a mercurio. Ma per i passaggi successivi, a cominciare dallo redazione di un piano, servono risorse che dovranno essere trovate. A meno di non voler far ricorso a progetti di collaborazione, come quello dell’Enea (suggerito proprio dai Cinque Stelle) per individuare un modello.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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