«Nell’aria un odore strano, di pericolo»
COMELICO. «Ad un tratto vidi una sedia galleggiare sul Piave ed ebbi la certezza che qualcosa di grave era successo a Presenaio».
Alberta Zanderigo Rosolo, originaria di Casamazzagno, all'epoca aveva 32 anni; si era sposata nel 1963 con Paolo Zambelli Franz di Candide, medico condotto a San Pietro per 36 anni, fino al 1999, all'età di 70 anni.
«Abitavamo a Cima Mare sulla sponda destra del fiume, nella mansarda della casa di Gennaro De Pol, che aveva a Cima Canale la segheria che venne completamente distrutta dall'alluvione. Un confortevole appartamento sotto il tetto che noi chiamavamo il 'nostro nido'. Ero in casa con le mie due bambine, Monica di 21 mesi e Cristina di 4 mesi. Una pioggia torrenziale aveva gonfiato il fiume che con il passare delle ore appariva sempre più minaccioso, violento e terroso. E nell'aria un odore strano. Un odore di pericolo imminente, mai percepito prima. Preludio a nulla di buono. Ora lo so. È l'odore dell'alluvione».
Il marito Paolo era da quasi quattro anni medico condotto a San Pietro di Cadore, ed era stato chiamato a fare una visita in Val Visdende, dove erano rimaste isolate varie famiglie. Ma era dovuto tornare indietro perché una grossa frana aveva bloccato la strada a Presenaio.
«Anche la nostra casa, scampata all'alluvione del settembre 1965, era di nuovo in pericolo e per alcune notti siamo stati ospiti di Virginio De Pol, nella casa dirimpettaia, più sicura. Senza luce, senza riscaldamento, con una cucina economica che serviva per cucinare, avere l'acqua calda e fare asciugare i panni. Chiamato d'urgenza per una vecchietta a Cima Mare, Paolo si stava preparando a farle una iniezione quando ha sentito un boato e ha visto la casa di fronte sbriciolarsi e inghiottita dall'acqua».
Disagio, paura, desolazione. «Dappertutto frane e smottamenti, case crollate e spazzate via e molte famiglie senza tetto. Spariti segherie e fienili».
Poi la vita è ripresa e sono nati altre tre figli, Barbara (1967), Manuela (1969) e Marco (1970). Ma quei ricordi restano indelebili. (s.v.)
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