Nel 2015 registrato un calo del 30% del fatturato

I dati emergono dal Rapporto sulle Montagne Italia 2016 redatto dall’Uncem Ma il 14.3% delle aziende è cresciuto grazie ad innovazione e a sostenibilità
Di Francesco Dal Mas

BELLUNO. Nel 2015 cala il fatturato per il 30% delle imprese montane, ma il 14,3% ha ripreso a crescere. Innovazione e sostenibilità le chiavi del successo. Lo certifica, attraverso una puntuale indagine, il Rapporto sulle Montagne Italia che verrà presentato questa mattina a Belluno. E che sollecita, sfogliandolo, a considerare il bicchiere mezzo pieno, rispetto a quello mezzo vuoto. Non è di oggi il dato che il Pil del Bellunese ha tenuto, negli anni della crisi, più che in altre parti d’Italia. E il merito, diciamolo subito, non è esclusivamente dell’occhialeria. Anche la meccanica ha fatto la sua parte.

È vero che nel processo di spopolamento la disoccupazione, soprattutto delle terre più alte, incide pesantemente. Ma nei fondovalle le industrie tengono. E questo è il presupposto di un'altra novità del rapporto: la sfida della modernità si gioca proprio sulle terre alte. «La montagna italiana, in moltissimi Comuni, oggi è un luogo dove si sperimentano politiche di integrazione e un nuovo welfare di comunità», spiega l’onorevole Enrico Borghi che illustrerà il rapporto. «La montagna conosciuta come luogo dal quale emigrare, che fino agli anni Novanta ha perso, sia sugli Appennini che sulle Alpi, decine di migliaia di abitanti, oggi diventa territorio che torna a crescere, in alcuni casi con un aumento della popolazione dopo lunghi e non uniformi periodi di declino».

La montagna, secondo Borghi, mostra anche una capacità diversa di accogliere e ospitare i nuovi flussi di migrazione di lungo raggio, sino a fare degli stranieri una componente rilevante delle forze di lavoro. E a questa immagine positiva e inattesa del Rapporto Montagne Italia dà il proprio contributo la stessa Provincia di Belluno. Va detto subito, in ogni caso, che nonostante i primi timidi segnali di una ripresa del sistema economico, ancora un terzo delle imprese intervistate dal Rapporto, nella primavera scorsa, denuncia una situazione di perdurante crisi, dichiarando di aver registrato nel 2015, rispetto al 2014, una diminuzione del proprio fatturato (nel 23,2% si è trattato di una riduzione compresa tra il 10% e il 30% e nel 7,2% di una riduzione superiore al 30%). Sul fronte opposto, risulta più contenuta la quota delle imprese che segnala un risultato di crescita, pari a un significativo 14,3%, avendo aumentato molto (1,3%) o abbastanza (12,9%) il proprio fatturato.

Interessante è verificare, a questo punto, chi sfida la marginalità della montagna col proprio lavoro imprenditoriale. Maschio, cinquantenne, istruito: questo è il profilo dell’imprenditore montano. Un uomo maturo, dunque. I giovani under 40 rappresentano una componente minoritaria, pari ad appena l’11,3%, a conferma della scarsa propensione dei ragazzi a fare impresa nei comuni montani, cui si lega il tema dei processi di spopolamento ancora in atto in alcune aree. Anche se, e lo dimostrano l’Alpago, il Cadore, l’Agordino, più di qualche giovane decide d’intraprendere.

Non sorprenda il fatto che il livello di istruzione degli imprenditori risulti generalmente medio-alto, con il 19,2% di laureati, il 53,9% di diplomati e il 26,9% con una scolarità inferiore. Tra i fattori che hanno determinato molto o abbastanza la scelta degli intervistati di avviare un’attività in montagna, i più citati risultano essere la continuità dei rapporti familiari e affettivi (75,9% delle indicazioni) e il legame con il territorio e la montagna (70,1% delle citazioni).

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