Montagna, solo un milione all’anno: la beffa del Fondo regionale
La legge sta per diventare operativa ma rischia di essere una scatola vuota. Dovrebbe sostenere lo sviluppo economico e sociale delle aree montane e nel contempo contrastare lo spopolamento, rafforzare i servizi e finanziare il welfare

Il Fondo regionale per le politiche della Montagna ha un nome altisonante e obiettivi ancora più ambiziosi. Dovrebbe sostenere la salvaguardia e lo sviluppo economico e sociale delle aree montane, contrastare lo spopolamento, rafforzare i servizi e finanziare interventi di welfare per famiglie, giovani e anziani.
Poi, però, si arriva alla dotazione finanziaria. E qui le dimensioni cambiano parecchio: 3 milioni di euro complessivi per il triennio 2026-2028, vale a dire un milione di euro all’anno.
È questa la cifra con cui la Regione Veneto mette in campo il nuovo Fondo istituito dalla legge regionale 3 del 10 aprile 2026, legge che sta diventando operativa con l’individuazione, nei giorni scorsi da parte della giunta regionale, degli elementi necessari per la concreta operatività del Fondo.
La somma
La somma a disposizione appare piuttosto contenuta se rapportata alla vastità degli obiettivi dichiarati e alla platea dei territori interessati.
Il Fondo dovrebbe infatti intervenire su problemi strutturali come lo spopolamento e la tenuta dei servizi nelle aree montane, non su una singola emergenza o su un intervento circoscritto.
E c’è un altro particolare. Fino a 2 milioni dell’intera dotazione triennale possono essere destinati alle cosiddette iniziative a regia regionale: progetti promossi direttamente dalla Regione Veneto oppure considerati strategici dalla giunta del presidente Stefani. Per le iniziative presentate dagli enti attraverso l’avviso pubblico resta quindi una quota che potrebbe essere decisamente più ridotta.
Gli attori
A concorrere saranno Unioni montane, Comuni appartenenti alle Unioni, Aziende sanitarie e Ambiti territoriali sociali operanti nelle zone montane. I progetti saranno valutati anche in base alla capacità di contrastare lo spopolamento, aumentare i servizi alla popolazione, sostenere famiglie, giovani e anziani e garantire servizi essenziali.
I fattori
Tra gli elementi presi in considerazione ci saranno anche la popolazione interessata dall’intervento, l’indice di spopolamento del territorio e la quota di cofinanziamento garantita dall’ente proponente. In caso di parità, la graduatoria privilegerà prima i progetti capaci di coinvolgere una popolazione maggiore e poi quelli sostenuti da una quota più elevata di risorse proprie.
La Regione Veneto ha previsto inoltre una specifica premialità per i Comuni che non possono beneficiare del Fondo Comuni di Confine, mentre per i Comuni di confine sarà attribuita una ponderazione diversa a seconda dell'appartenenza alla prima o alla seconda fascia.
Si parte
Il provvedimento, dunque, mette finalmente in moto il Fondo, ma non assegna ancora le risorse: sarà un successivo avviso pubblico a stabilire termini, modalità, spese ammissibili, rendicontazione e punteggi.
Resta la perplessità per il rapporto tra nome, obiettivi e risorse. Per una politica che ambisce a contrastare lo spopolamento e sostenere la montagna veneta nel suo complesso, un milione di euro all’anno non è una cifra particolarmente imponente. Il Fondo c’è, ma la sua capienza appare decisamente più piccola delle ambizioni che il suo stesso nome lascia immaginare.
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