Crolli, siccità e malori: la montagna non è al sicuro dal grande caldo
Le alte temperature di queste estate colpiscono duro anche alle alte quote delle Dolomiti. Gianni Frigo del Comitato scientifico del Cai Veneto: «I ghiacciai si stanno ritirando, in aggiunta a problemi con il permafrost che si sta scongelando. Prepariamoci all’aumento di frane»

La Marmolada nei prossimi giorni perderà di nuovo lo zero termico. E avrà le massime che si spingeranno addirittura oltre la temperatura dei giorni del crollo con le 11 vittime. «I crolli delle pareti rocciose, da una parte, e lo scioglimento dei ghiacciai, dall’altra», spiega Gianni Frigo, presidente del Comitato scientifico del Club alpino italiano, «sono dati non tanto da uno o due giorni di grande caldo, ma dall’accumulo di alte temperature che c’è stato per quaranta giorni e che adesso ritornerà, per chissà quanto tempo ancora».
Guide alpine
Nei giorni scorsi le guide alpine incaricate dalla Sat hanno sistemato la scaletta attrezzata lungo la “normale” della Marmolada, che porta a Punta Penia, là dove lo spessore del ghiacciaio si è liquefatto per sei metri. La neve a fine primavera ha ritardato il fenomeno dell’ablazione, ma il processo ha ripreso alla grande.
«Con questi cambiamenti climatici dobbiamo essere preparati a un aumento degli effetti geomorfologici gravitativi specie sui versanti settentrionali. Da qui i crolli a causa soprattutto dello scongelamento del permafrost. E da qui anche il ritiro dei ghiacciai. E se in pianura, specie in città», spiega ancora Frigo, «abbiamo il fenomeno delle isole di calore, in montagna quest’effetto viene moltiplicato, anche se magari il termometro segna parecchi gradi in meno. In poche parole, se in città l’effetto del riscaldamento è dovuto soprattutto alla riflessione termica, in quota non abbiamo niente che possa rallentare questi processi».
I ruscellamenti non sono presenti solo in fondo ai crepacci del ghiacciaio della Marmolada, ma sono evidenti anche in superfice. «Portano giù acqua in quantità spaventose. Ho visto persone che camminano sopra lo scaricatore alla fine del ghiacciaio con sotto l’acqua: è da deficienti, vuol dire cercarsela la disgrazia. Non è possibile avere gente che va in montagna in questo modo. Il carico antropico che abbiamo in questo momento in montagna di gente assolutamente impreparata è un problema».
Cartina di tornasole
La Marmolada come cartina di tornasole di quanto le temperature possono incidere sulle quote più alte. I rifugi alpini non hanno mai ricevuto tanti escursioni quanto quest’estate, specie dall’estero, ma hanno già dovuto razionare l’uso dell’acqua potabile», come ci conferma Oscar Canzan, coordinatore della loro associazione Agrav, «riservando i bagni solo agli ospiti fissi e contingentando le docce.
Fabrizio Pescosta, con le mandrie all’alpeggio sul Passo Valles, conferma che manca foraggio nella misura del 40%. Caldo e siccità si coniugano puntualmente già sopra i mille metri.
Quote più elevate
Piante e animali tendono a spostarsi verso quote più elevate alla ricerca di temperature più fresche. Le specie adattate al freddo estremo hanno sempre meno habitat disponibile e rischiano di diminuire o scomparire localmente, come fa sapere Cesare Lasen, un luminare del settore. Possono comparire nuove specie, alterando gli equilibri ecologici. Giuseppe Zandegiacomo, presidente del Soccorso alpino regionale, ricorda che le temperature elevate aumentano il rischio di disidratazione e colpi di calore, anche in quota. Alcuni itinerari alpinistici tradizionali diventano impraticabili o richiedono maggiori precauzioni. In quota, dunque, il calore acuisce i disagi.
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