Nelle miniere di Fursil, un viaggio dentro la roccia: apertura ad aprile 2027
A Colle Santa Lucia si avvicina l’apertura delle miniere del Fursil, recuperate con un investimento di 6,7 milioni di euro. Il percorso turistico includerà un trenino sotterraneo, una mostra storica e un’esperienza immersiva con la realtà aumentata

Miniere del Fursil pronte ad aprire per l’estate del 2027. In 15 anni sono stati spesi 6,7 milioni di euro per il recupero delle gallerie da dove veniva estratto il ferro, per la realizzazione del centro visite e per l’acquisto del trenino che porterà i visitatori nel cuore della montagna.
Il presidente dell’Associazione turistica Colle Santa Lucia Maurizio Troi ha aperto in anteprima le porte del cantiere ormai in ultimazione e siamo entrati per oltre 300 metri nella galleria.
Dopo quasi 15 anni i lavori di recupero di quella che era chiamata Galleria Breda sono ormai quasi terminati e Comune ed Associazione turistica si preparano ad aprire presto il nuovo sito minerario. Un progetto che mira a creare nel piccolo comune ai piedi del monte Pore un’attrattiva per il rilancio dell’economia locale, del settore turistico e del suo indotto.
Stretto tra le più note e blasonate località turistiche limitrofe, come Cortina, Arabba ed il Comprensorio del Civetta, Colle punta con le miniere del Fursil a ritagliarsi un suo spazio ed una sua particolarità turistica, per cercare di stare la passo con i vicini di casa e dare ai giovani un futuro e l’opportunità di investire e restare a vivere sul territorio.
Il sito minerario offrirà al visitatore un centro visite con una sala dove sarà allestita una mostra permanente sulla storia delle miniere, un trenino che porterà i turisti per 300 metri nel cuore della montagna ed una sala per conferenze ed incontri.
Il cantiere
Dopo alcuni interventi preliminari e di ispezione alle gallerie, i lavori di recupero delle miniere sono partiti nel 2012 quando, grazie ad un finanziamento da 1,4 milioni di euro della Regione, la ditta Pierobon di Sedico aveva iniziato gli scavi nella Galleria Breda. La galleria cioè dove ancora agli anni Cinquanta dello scorso secolo, per un breve periodo, l’omonima ditta lombarda aveva ripreso l’estrazione del ferro prima di abbandonarla per scarsa redditività.
«I primi 150 metri di galleria erano crollati e si è dovuto così scavare il materiale e puntellare con putrelle in ferro per metterla in sicurezza», racconta Maurizio Troi, che negli ultimi cinque anni ha seguito i lavori anche come assessore del Comune di Colle Santa Lucia.

Oltre i 150 metri la galleria invece era ancora integra e si è così arrivati facilmente fino a quasi 600 metri. Con lo stesso finanziamento regionale è stato realizzato l’impianto di illuminazione ed è stato acquistato il piccolo trenino per trasportare i visitatori dentro la montagna.
Ma per portare avanti il progetto complessivo di recupero del sito, che prevedeva anche la realizzazione di un centro visite, il Comune di Colle ha dovuto mettersi alla ricerca di ulteriori finanziamenti. Che sono arrivati, in buona parte, circa 4 milioni di euro, dal Fondo Comuni Confinanti in collaborazione con il Comune di Livinallongo, nel progetto che prevede il collegamento turistico con la strada de la Vëna ed il castello di Andraz. E per il resto, circa 2,7 milioni di euro, dalla Regione.
In estate il Comune ha appaltato gli ultimi quattro interventi di completamento, che sono stati ultimati. Sono stati realizzati l’allacciamento della fognatura della struttura a quella principale, la seconda torretta del centro visite, l’allacciamento alla fibra ottica ed il recupero di ulteriori 80 metri di galleria.
Realtà aumenta per le visite
Il visitatore sarà accolto nella nuova struttura del centro visite, che si trova lungo la strada per la frazione di Ru, a poche centinaia di metri dal centro di Colle Santa Lucia. Qui potrà subito vedere una mostra permanente, allestita in una sala al piano superiore, che racconterà la storia delle miniere dall’anno Mille fino all’accordo tra il Papa e Federico Barbarossa dopo la battaglia di Legnano, con il quale il pontefice concedeva all’Imperatore il controllo delle miniere.
Qui sarà allestito anche un percorso con rocce artificiali e pannelli espositivi che illustreranno il lavoro dei minatori.
«Un percorso pensato anche per chi poi magari non se la sente di entrare nel cuore della montagna», spiega Troi. Il visitatore passerà poi in un locale dove dovrà indossare una mantellina, un casco con la torcia e degli speciali occhiali per l’entrata nella miniera. Potrà depositare gli effetti personali dentro a degli armadietti con la chiusura comandata da un particolare orologio, come avviene nei centri wellness. Il sistema, che sarò collegato al gestionale delle visite, è stato realizzato grazie ad un contributo di 170 mila euro su un bando per la cultura della Regione.

Una volta indossato l’equipaggiamento, si potrà salire sul trenino a batterie. La locomotiva, acquistata da una ditta in fallimento che svolgeva lavori all’interno di miniere, trasporterà 16 passeggeri alla volta su 4 vagoncini da altrettanti posti l’uno. Per fare 300 metri di percorso impiegherà circa 10 minuti, sui binari originali dell’epoca. Durante il percorso non ci sarà alcuna guida. Il visitatore, grazie alle cuffie integrate nel casco, potrà comodamente ascoltare la spiegazione in italiano, tedesco o inglese e la storia della Delibana, ambientata proprio nelle miniere del Fursil. Leggenda che, si dice, abbia ispirato nientemeno che i fratelli Grimm per Biancaneve e i sette nani. Il casco inoltre, sarà dotato anche di particolari occhiali, realizzati dalla Epson, che permetteranno, grazie alla realtà aumenta, di vedere durante il percorso la vita dei minatori.
Una volta arrivati al capolinea, a 300 metri nel cuore della montagna, la visita proseguirà ancora per alcune centinaia di metri a piedi. Si potrà vedere, tra l’altro, dove era stato realizzato il pozzo esplorativo profondo 30 metri, in previsione di aprire un’altra galleria, Progetto poi abbandonato allo scoppio della Seconda guerra mondiale.
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