Minacce di morte e agguati alla nipote in dolce attesa

FORNO DI ZOLDO. La zia di Zoldo. Un’anziana è accusata di atti persecutori nei confronti della nipote incinta al sesto mese. Una giovane che ha lo stesso cognome tipicamente zoldano, ma che abitava in una frazione cittadina con il marito. E che per l’atteggiamento dell’imputata ha rischiato anche di partorire in anticipo, lungo una corsia del centro commerciale che frequentava abitualmente per la spesa. Dovrà mettere al mondo il suo bambino in Toscana, dove è costretta a trasferirsi dopo uno dei tanti agguati. C’è di mezzo un’eredità e la casa abitata dai due coniugi.
Il marito della donna ha raccontato diffusamente al giudice Scolozzi e al pubblico ministero Rossi alcuni degli episodi contestati dalla procura della Repubblica, alcuni dei quali sotto gli occhi dei carabinieri. Non ha trascurato alcun dettaglio, in più ha avuto l’accortezza di riprendere molto con la telecamera e archiviare le immagini nel compact disc prodotto dal difensore di parte civile Massimiliano Paniz. L’imputata, invece, è difesa da Zancanaro. Messo a fuoco soprattutto l’episodio dell’aprile di due anni fa, quando il campanello di casa suona prima con urgenza e poi con insistenza. È l’innesco di un altro scontro verbale, che finirà con l’arrivo dei carabinieri. Chiamati dall’imputata e non dalla parte offesa: «Dovete stare fermi in casa» e minacce come «vi ammazzo tutti... ti spacco la macchina... vi ammazzo».
La figlia del vicino di casa, che è stata ascoltata per ultima era talmente preoccupata, che quel giorno ha mandato un preoccupante messaggino al padre: «Oggi ci scappa il morto». Quando marito e moglie decidevano di scendere in città, era matematico incrociare l’anziana e avere dei problemi, anche gravi con lei. Sono stati accennati anche degli altri episodi, tipo quello di un albero di cachi che è stato spogliato perché ritenuto di proprietà e una scenata, durante un pranzo in piena estate. Capitava che la nipote non ci facesse più di tanto caso, ma in certi momenti l’indifferenza non era proprio possibile. Anche lo stesso vicino ha confermato che c’erano degli screzi tra le due parti e spesso raggiungevano livelli (anche acustici) impossibili da ignorare: si sentiva tutto. I carabinieri arrivavano spesso per cercare di mettere pace e la convivenza non era per niente facile.
Dopo l’episodio di aprile, la nipote non ce l’ha più fatta a rimanere in quella casa, che secondo la zia era abitata da una strega: adesso vive lontano. La sua vita era condizionata da questa parente così assillante e provava ansia e paura. Rimangono da sentire un testimone della parte civile e quattro della difesa. La prossima udienza, compresa la discussione, è in calendario per il 18 novembre, alle 10.45.
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