Metalba, sindacato schierato con la fabbrica
«E’ classificata “insalubre” ma quasi tutta l’industria bellunese rientra nella stessa categoria»

La Metalba a Fortogna di Longarone
LONGARONE. La Metalba è in regola sul piano dell’inquinamento, è classificata come molte altre fabbriche bellunesi vicine alle case, con l’ampliamento produrrà di più ma inquinerà meno. E quaranta operai che lavorano ai ritmi e alle temperature di una fonderia meritano rispetto, non di venir sacrificati alle esigenze dell’espansione edilizia. Lo sostiene Paolo Da Lan, segretario dei metalmeccanici Uil.
Con una lunghissima lettera aperta, il segretario Uilm scende decisamente in campo in difesa dello stabilimento, contestando al comitato di Fortogna e all’amministrazione di Longarone di portare avanti una battaglia contro la Metalba a Fortogna senza aver prodotto finora «rilevazioni, monitoraggi, denunce circostanziate o qualsiasi altra cosa» che giustifichi le “accuse”. Mentre dall’incontro di lunedì tra popolazione e amministratori per Dal Lan è emersa anche una spinta di tipo urbanistico: «si devono costruire nuove case su quel terreno, questo a detta del sindaco De Cesero». Per questo, contesta Da Lan, «se si vuol sacrificare al progresso edilizio qualche decina di lavoratori è necessario avere almeno qualche elemento concreto».
Una difesa appassionata, quella del segretario Uilm, fatta non perché l’azienda non sappia difendersi da sola, spiega nella lettera aperta, ma perché «mantenere l’occupazione e possibilimente incrementarla è sempre stato l’obiettivo del sindacato». Ecco allora i punti salienti della sua presa di posizione.
La classificazione.
La Metalba è classificata com “azienda insalubre di prima classe”. «Una frase che fa effetto - spiega Da Lan - che spaventa al solo sentirla», ma sono ben 259 le tipologie di produzione, deposito o impiego che rientrano nella classificazione. «Viene da chiedersi perché da anni si sta battqagliando contro la Metalba se lo stesso stabilimento tessile confinante dell’Olcese, ora chiuso, appartiene alla medesima classificazione. L’amministrazione provinciale intende porre sotto la sua attenzione anche la Lattebusche, perché anch’essa rientra nei settori indicati da quell’elenco? Oppure la cartiera di Santa Giustina deve attendersi d’essere “attenzionata” perché presente in quella tipologia di classificazione? La caccia alle streghe dovrebbe poi continuare con la birreria di Pedavena perché classificata nella seconda classe? Le tipologie di aziende insalubri di seconda classe classificate sono 81, a questo punto credo si possa tranquillamente asserire che in provincia abbiamo pochissime realtà che non rientrano in questa tipologia di classificazione».
Case arrivate dopo.
A protestare oggi, denuncia Da Lan, è anche chi ha costruito la sua casa quando la fabbrica c’era già. «Oggi i lavoratori si chiedono: se il Comune di Longarone ritiene Metalba un’azienda a rischio perché ha concesso il permesso di costruire nelle sue vicinanze?» Certo è, spiega, «che né ai lavoratori né all’azienda si può imputare alcunché».
Spostamento impossibile.
L’azienda ha detto no ad ampliare la sede di Bassano invece di quella di Fortogna e per Da Lan il rifiuto è motivato: a parte il fatto che anche a Bassano sono sorte negli anni case vicino alla fabbrica, «i costi sarebbero stati esorbitanti e non giustificabili» anche seolo per la mancata produzione di Fortogna e il fermo dello stabilimento di Bassano (circa 100 dipendenti). Senza contare che «buona parte dei lavoratori sarebbero stati collocati in cassa integrazione, quindi con minor salario». E i costi sociali? «Stiamo parlando di lavoratori con un’età media oltre i 45 anni. Chi li vorrà quelli di 50 anni?»
Il Vajont.
Il cimitero delle vittime resti fuori dalla discussione, chiede Da Lan: «Smettete di utilizzare come un’arma contundente il Vajont. E’ poco rispettoso di quella memoria tirarla in ballo quando il vero obiettivo è l’espansione edilizia».
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