Metalba, il comitato scrive a Ciampi

L’allora presidente rese monumento nazionale il cimitero del Vajont
FORTOGNA. «Non esiste più la quiete e forse neanche la speranza, e se il potere dei più forti non tiene in considerazione i diritti dei più deboli, vuol dire che il Vajont non ci ha dato alcun insegnamento». Firmato trentatré cittadini di Fortogna. Il passaggio è contenuto nella lettera che il Comitato contrario all’ampliamento della fonderia Metalba ha spedito a Carlo Azeglio Ciampi.


 Fu proprio Ciampi, da presidente della Repubblica, a rendere monumento nazionale il cimitero delle vittime del Vajont e in nome di quella visita a Fortogna gli abitanti vogliono chiedergli aiuto.

 «Sono anni», scrivono, «che protestiamo contro questa industria classificata come insalubre di prima classe e che come tale andrebbe tenuta lontana dalle abitazioni. Le continue emissioni di fumi e rumori, giorno e notte, sabati e domeniche compresi, e l’attraversamento di mezzi pesanti hanno reso ormai la situazione intollerabile».


 «Ciò nonostante cosa pensa di fare la fonderia?» si chiedono, «aumentare la produzione, ampliare lo stabilimento sconvolgendo ancora di più l’identità tutt’altro che industriale del nostro paese. Cosa altrettanto grave è l’invasione di una fetta di terreno soggetta a vincolo cimiteriale».


 I firmatari, la portavoce Carla Feltrin in testa, poi spiegano che l’incremento di produzione serve a rifornire lo stabilimento “madre” di Bassano. «Abbiamo proposto loro di portare l’incremento direttamente a Bassano», aggiungono, «ma ci hanno risposto che lì non vogliono questa lavorazione in quanto dista soli 2 chilometri dal famoso ponte. Fortogna e il suo cimitero non meritano lo stesso rispetto?».


 Il Comitato ricorda che ha dalla sua parte sia il sindaco che il presidente della Provincia (incontrati a Fortogna lunedì) e spiega da dove è partito lo spunto per scrivere proprio a Ciampi. «Da Garibaldi», affermano, «che il nostro prefetto Raimondo, in occasione delle recenti celebrazioni, ci ha dato modo di conoscere in maniera diversa da quella scolastica, ricordandoci un’affermazione che ci ha colpiti: “Non si può governare un popolo se prima non lo si ama”».

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