Marmolada, la serrata dei gestori dei rifugi

Rocca Pietore. Contromanifestazione dei titolari che per due giorni chiudono. L’atto di protesta è contro gli ambientalisti che non vogliono nuovi impianti

ROCCA PIETORE. Loro, i conduttori dei rifugi, pretendono una nuova funivia fino a Punta Rocca.

«Ce l’hanno i bellunesi, lo stesso diritto deve essere riconosciuto anche a noi» è la tesi che sostengono.

Ma la Provincia di Trento propone un collegamento più ridotto, fino a Sas Bianchet. Ed ecco, come risposta, una clamorosa protesta: la serrata contro la manifestazione degli ambientalisti, domani e dopodomani, di contrasto ai programmi di sviluppo sciistico sul ghiacciaio della Marmolada, da parte trentina. Rimarrà aperta solo la struttura a Pian dei Fiacconi, base della protesta di Mountain Wilderness, dove il popolo della tenda gialla - il simbolo delle “okkupazioni” della regina delle Dolomiti, fin dai tempi della contestazione dell’eliski - alloggerà questa notte. I rifugisti mettono sotto accusa quello che definiscono un patto tra Mario Vascellari, il titolare della società funviaria, e Luigi Casanova, ossia il movimento ambientalista. Un patto per limitare ogni possibile concorrenza al Vascellari stesso.

«È un’ingiuria, non abbiamo contratto nessun patto con Vascelllari», puntualizza Casanova «Con la società di Vascellari abbiamo a suo tempo polemizzato e protestato fino ad ottenere precisi impegni per la salvaguardia del ghiacciaio, che era ed è il nostro unico obiettivo. In quegli anni non abbiamo mai visto questi rifugisti dalla nostra parte. Loro, se c’erano, dove stavano?»

Gli ambientalisti saliranno sulla Marmolada questa mattina e in rifugio dibatteranno i problemi del gruppo. La notte la trascorreranno in uscita sul ghiacciaio, prima di andare a dormire. Il no agli ipotizzati impianti sul versante del ghiacciaio è rotondo. Ma, appunto, è rotondo anche il si dei rifugisti. O Punta Rocca o morte, lasciavano intendere nel 2007 quando la Provincia di Trento propose il Piano Marmolada, dotato di 50 milioni di euro, con la complessiva sistemazione di Passo Fedaia, dai parcheggi alle piste ciclabili. «Allora dissero di no i signori dei rifugi. Se oggi protestano, vuol dire che non hanno imparato la lezione» sbotta Giancarlo Gazzola, di Mountain Wilderness. Il sindaco di Rocca Pietore, Andrea De Bernardin, cerca una mediazione. «È saggio pensare ad un ulteriore sviluppo della Marmolada», afferma «ma la priorità assoluta è la messa in sicurezza della strada di Passo Fedaia, troppo spesso interrotta per il pericolo valanghe».

Francesco Dal Mas

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