Marmolada, il ghiacciaio arretra ancora. Lanzavecchia (Unipd): "La montagna sacrificata sull'altare dello sci"
Nell'estate più calda in quota dal 1991 sulle Dolomiti il ghiacciaio ha segnato un arretramento medio sui segni frontali di 23 metri. In un anno si sono persi nove ettari di superficie di ghiacciaio: lo rilevano gli esperti dell'Università di Padova, che hanno da poco concluso l’ottava edizione della Campagna Glaciologica Partecipata sulla Marmolada.
Alberto Lanzavecchia, professore di microfinanza per lo sviluppo locale a Unipd, accusa l'industria dello sci: «La campagna ha permesso di osservare nei territori di alta quota gli impatti del cambiamento climatico sull’industria dello sci: l’allargamento delle piste e le nuove infrastrutture e tubazioni per la produzione di neve artificiale fino alle fronti del ghiacciaio dimostrano che gli investitori di capitali (pubblici o privati) non vogliono uscire dalla “trappola dello sci”. Non si contrasta e non ci si adatta con il denaro pubblico o privato. Ci si adatta dicendo: è finita, non si scia più. La montagna va anche oltre lo sci. Altrimenti questa miopia strategica impatta in maniera pesante sul paesaggio montano: un “altare” alla pratica dello sci mentre tutto intorno al ghiacciaio viene sacrificato al divertimento elitario e al nostro illimitato modello di sviluppo estrattivista e dissipativo».
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