Marmolada, agosto senza gelo: «Annata estremamente negativa per i ghiacciai»
Zero termico sempre sopra i 3.000 metri e temperature fino a 12 gradi a Punta Rocca. Arpav: «I processi di fusione sono proseguiti in maniera pressoché ininterrotta»

In agosto lo zero termico ha stazionato sopra tutte le cime dolomitiche. Non è mai sceso sotto i 3 mila metri. Soltanto sulla Marmolada, nelle notti del 18, del 22 e del 23 ha registrato valori di mezzo decimale sotto lo zero, ai 3250 metri di Punta Rocca.
Il giorno più caldo, lo scorso mese, è stato il 5 agosto, quando a Punta Rocca la stazione dell’Arpav ha registrato 12 gradi. Ovvero la medesima temperatura di quel 3 luglio tragico in cui è crollato il seracco e sono morti 11 scialpinisti. «In agosto non abbiamo avuto nessuna giornata in cui la temperatura media giornaliera, cioè la media di tutte le temperature registrate, sia stata sotto lo zero», fa sintesi Gianni Marigo, che ad Arabba dirige la stazione dell’Arpav. «Questo significa che per quanto riguarda specificatamente il ghiacciaio della Marmolada in maniera pressoché ininterrotta sono proseguiti i processi di fusione. E quindi si conferma un’annata estremamente negativa per il bilancio dei ghiacciai».
«In provincia di Belluno non abbiamo solo quello della “Regina delle Dolomiti”. Il Civetta, il Sorapiss, l’Antelao e il Pelmo conservano ancora delle masse nivoglaciali, magari coperte da detriti, ma ormai molto contenute. E per le quali la stagione potrebbe essere stata fatale con il supercaldo verificatosi anche in quota. Si pensi che nei prossimi giorni», avverte Marigo, «lo zero termico ritornerà sopra i 4 mila metri. E che, in ogni caso, si arriva da una serie di settimane precedenti calde, ma in particolare da un anticipo della scomparsa del manto nervoso stagionale già all’inizio della primavera».
Ma c’è un altro particolare che solleva crescente preoccupazione. Il punto di rilevazione del permafrost ai 3100 metri del Piz Boè, sopra Arabba, segnala che è sostanzialmente scomparso. Proviamo a tradurre: almeno in superficie, o almeno vicino alla stessa, a quota 3 mila non c’è più collante. Da qui i possibili crolli, i distacchi che potrebbero verificarsi almeno fino a che resisteranno le temperature alte? Sul Pelmo come su Croda Marcora si hanno probabili processi di fusione del ghiaccio interstiziale delle fessurazioni delle nostre rocce. «Non parlerei di vero e proprio permafrost», spiega Marigo, «se viene meno quel ghiaccio lì viene meno il collante che spesso tiene insieme le fessurazioni della dolomia».
Adesso, per ricreare quel collante, quanto bisognerà aspettare? «Intanto dovrà ritornare lo zero termico, quanto meno alle quote sotto i 3 mila, se ci riferiamo alle cime dolomitiche. È chiaro, poi, che non basterà un giorno di freddo, anzi di gelo, per ricreare le condizioni di sicurezza. Ci vorranno settimane».
Proprio l’altro ieri, il 1° settembre, è iniziato l’autunno meteorologico. Ma, in verità, siamo in piena estate. «Sicuramente per tutta questa settimana e probabilmente per l’inizio della prossima avremo delle condizioni ancora prettamente estive, quindi di alta pressione prevalente, salvo la possibilità di sporadici e locali fenomeni termo convettivi, i famosi temporali di calore. Avremo, insomma, molto caldo rispetto alla norma. Le temperature raggiungeranno probabilmente il picco fra venerdì e sabato, ma si manterranno poi significativamente superiori alle medie. Parliamo di uno scarto dalla media di 6-8 gradi come picco massimo. Quindi siamo ancora su delle anomalie molto pronunciate».
E successivamente? «I due modelli principali che si spingono così lontano dalla metà della settimana prossima vedrebbero un break significativo con l’ingresso di saccature, ma è veramente troppo presto per prevederlo con qualche certezza».
Per questa settimana, dunque. le probabilità di avere precipitazioni saranno rare e confinate a qualche episodio sporadico e locale di fenomeni temporaleschi di natura convettiva. Una notizia rassicurante per i turisti che ancora popolano, numerosi, le valli dolomitiche. Torna infatti ad espandersi da sud-ovest un promontorio anticiclonico con aria calda, che sarà appena intaccato sabato da un modesto passaggio frontale sul suo margine settentrionale.
La previsione Arpav indica «condizioni sono generalmente stabili con parecchi spazi di sereno, a fronte di temporanei annuvolamenti più che altro in montagna, ove è possibile qualche fase di locali precipitazioni a tratti nel fine settimana; temperature in genere ben superiori alla norma», come si diceva.
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