Manzato al capezzale del fagiolo malato
LAMON. Parola dell'assessore veneto all'agricoltura Franco Manzato: «Sarò a Lamon e nel bellunese l'1 ottobre per studiare con gli operatori e le amministrazioni le azioni possibili per favorire la ripresa della coltivazione del nostro preziosissimo fagiolo Igp il cui raccolto è stato falcidiato quest'anno da un meteo particolarmente avverso e da gravi parassitosi che hanno danneggiato anche altri prodotti. Verificheremo le condizioni delle colture locali della provincia che sono uno straordinario biglietto da visita per l'eno-gastronomia e l'economia della nostra montagna». Una presa di posizione che arriva dopo la riunione degli “stati generali” del fagiolo all'inizio del mese – quando a villa Tomitano nel complesso dell'istituto agrario di Vellai si sono incontrate le realtà agricole del territorio (i rappresentanti del fagiolo Igp di Lamon, del consorzio del Gialet, del gruppo Coltivare condividendo, dell'associazione Dolomiti bio, ma anche la scuola Agraria e Slow food tramite il professor Stefano Sanson), decidendo di fare fronte comune per lanciare un appello alle istituzioni – e dopo l'interrogazione alla giunta del consigliere veneto del Pd Sergio Reolon che chiedeva a gran voce l'intervento della Regione per salvare il fagiolo di Lamon. Ma Franco Manzato, sulla tempestività dell'esponente del partito democratico ha qualcosa da ridire: «La visita era già stata programmata da tempo», fa presente. «Ringrazio il consigliere Reolon per aver svolto così bene il suo compito richiamando la mia attenzione, sia pur tardivamente», sottolinea l'assessore all'agricoltura, «su una questione già all'attenzione delle strutture regionali almeno da un mese». In ogni caso, prosegue, «in base a quanto mi è stato detto non è in pericolo il patrimonio genetico delle sementi, sia perché ce ne sono, ma soprattutto perché la particolare qualità del fagiolo viene principalmente dalle caratteristiche del territorio e del microclima di Lamon, da dove deve comunque provenire il seme degli ecotipi». In più, aggiunge ancora Franco Manzato, «dovremo verificare anche se i mezzi tecnici di contrasto previsti dal disciplinare consentono di fronteggiare gli organismi patogeni». Nel frattempo, è bene ricordarlo, il consorzio di tutela a proprie spese ha incaricato due istituti di ricerca che indipendentemente l'uno dall'altro stanno analizzando una copiosa mole di campioni prelevati in tutta la Valbelluna per dare una spiegazione scientifica alla stagione nera.(sco)
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