Malga Erera-Brendol, monticazione a rischio

Amici della Val Canzoi preoccupati per il dopo Vaia: «Oltre alla strada franata nel 2016, non c’è più il ponte sul Caorame»



Fine di una monticazione secolare ai Piani Erera – Brendol? Sì, almeno secondo “Gli amici della Val Canzoi”. La loro preoccupazione, dopo le devastazioni portate da Vaia, è altissima. E in una comunicazione non hanno mancato di evidenziarla, sperando possa diventare monito a ripartire il più in fretta possibile. Si parte con la contestualizzazione geografica, in cui si sottolinea come «i Piani Erera – Brendol sono certamente fra i luoghi più suggestivi ed amati del Parco nazionale Dolomiti Bellunesi e del Comune di Cesiomaggiore. Ciò è dovuto alle caratteristiche naturali di un altopiano, ad una quota di poco superiore ai 1.700 m, ma anche al secolare lavoro dell’uomo e alla presenza del bestiame nella buona stagione. Per dire, alla fine dell’800 nell’area delle due malghe vi pascolavano infatti oltre 500 bovini e un numero imprecisato di ovini e suini. Un luogo magnifico da conservare in tutta la sua naturalità, ma anche in quegli aspetti legati all’uomo, come i rustici delle casere e delle stalle».

Fine ottobre, però, rischia di aver segnato un punto di non ritorno. «Dopo Vaia, per i Piani Erera le cose si sono messe piuttosto male: alla stradina lungo lago franata nel 2016, si è aggiunto più a monte il problema della scomparsa del ponte sul Caorame, che consentiva l’attraversamento del torrente a mezzi meccanici. Inoltre la caduta di molti alberi e l’erosione delle acque ha reso ulteriormente impraticabile la salita verso i Piani: per la verità però questo problema sembra essere stato sistemato. Nel frattempo la Regione ha ripristinato, per quanto di competenza, la strada di Val Canzoi, che peraltro presenta ancora vari dissesti e trascuratezze, specie a monte di Orsera, mentre il cantiere aperto dall’Enel qualche tempo fa, lungo la strada accanto al lago della Stua, è da tempo chiuso e abbandonato, al pari di quello della Forestale per il ponte crollato. In attesa di autorizzazioni, almeno così si dice».

E c’è il problema della monticazione. «Doveva essere effettuata già a metà giugno, salvo poi essere rimandata sine die. Lavori in zona Parco e lungo corsi d’acqua è giusto che abbiano le prescritte autorizzazioni, però la frana risale a tre anni fa e il ponte distrutto nell’autunno scorso. Ci si chiede ora se non sia possibile eseguire i lavori in somma urgenza o almeno risolvere il problema con un ponticello provvisorio. Certo le dimissioni dei vertici del Parco, che avrebbero potuto esercitare le giuste ed opportune pressioni proprio nel momento in cui il territorio ne aveva più bisogno, non ci volevano proprio: anche un vicecomandante è necessario su una nave in difficoltà. Per difendere il territorio e la montagna vissuta e curata ci si chiede ora a chi ci si dovrà rivolgere. È opinione diffusa che, se dovesse saltare del tutto questa stagione, in futuro sarà sempre più difficile trovare chi si accollerà l’onere di queste malghe di alta quota, con la manutenzione della viabilità e del pascolo: il 2019 dunque segnerà la fine dell’ultima malga del Comune di Cesio e una delle ultime realtà agro – pastorali nel Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi? ». –



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