Botte per rubare lo smartphone: stangato
Giovane bellunese condannato a 3 anni e 4 mesi per rapina impropria e lesioni gravi. L’episodio in un garage di Limana. Il telefono ritrovato in Toscana, del complice non si è più saputo nulla

Avevano malmenato un coetaneo per rubargli il telefono. Rapina di uno smartphone americano in un garage di Limana. Jacopo Fornasier è stato condannato a tre anni e quattro mesi più le spese processuali e cinque anni d’interdizione dai pubblici uffici. Il ragazzo non era solo, ma del presunto complice si sa soltanto che era un giovane di colore, che però non è stato individuato, innanzitutto perché sarebbe arrivato alle spalle dell’aggredito.
Nel febbraio di tre anni fa, Fornasier aveva preso un appuntamento su Instagram con un amico marocchino, che non sospettava quello che gli sarebbe successo. L’aggressione è avvenuta verso le 19.30. Il padrone di casa era stato preso a calci e pugni e non era riuscito a difendersi in maniera efficace.
Era stata la madre a chiamare il 112 e a far intervenire la pattuglia in servizio dei carabinierim che a loro volta avevano interpellato il 118: c’era bisogno di un’ambulanza, che trasportasse il ferito al Pronto soccorso dell’ospedale San Martino per le necessarie medicazioni. La vittima presentava l’occhio destro pesto ed escoriazioni alla mano destra, con la quale probabilmente aveva cercato di proteggersi dalla caduta a terra. Era stato prodotto il certificato medico e le lesioni erano diventate aggravate.
Il presunto aggressore ventenne si era allontanato alla guida di una Volkswagen Golf, poco dopo era stato intercettato da un’altra pattuglia che gli avrebbe trovato addosso della droga.
Dopo la denuncia sono cominciate le ricerche del telefonino rubato. Sono stati utilizzati dei filmati girati dalle telecamere della videosorveglianza e si è provveduto all’esame dei tabulati del cellulare rubato, dai quali è emerso che erano state agganciate le celle sia di Limana che di Longarone, da dove Fornasier era partito. Successivamente il telefono veniva ritrovato addirittura in Toscana, dalla Polstrada di Arezzo.
Il pubblico ministero d’udienza Marta Tollardo aveva chiesto quattro anni e sette mesi e 1.800 euro di multa, mentre l’avvocato difensore Francesca De Michiel puntava all’assoluzione, male che andasse al minimo della pena con i benefici di legge, contestando soprattutto i tabulati telefonici. I giudici Montalto, Cavalli e Margiotta sono usciti dalla camera di consiglio con una condanna, che ha tenuto conto delle attenuanti. Del complice non si è più saputo nulla.
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








