Le terre alte sotto la lente Ipsos: belle da vivere, ma solo a parole

La montagna “piace molto” ad un italiano su tre, ed è apprezzata da quasi tutti gli altri, con appena il 4% di persone che rispondono “per nulla”. Se ti capita di chiedere qual è il problema che più assilla le terre alte, ti senti rispondere “lo spopolamento” da oltre la metà degli interlocutori: non manca la consapevolezza che, finite passeggiate e sciate, le terre alte affrontano problemi e drammi. Lo ha certificato l’indagine che l’Uncem, l’Unione delle Comunità montane, ha chiesto all’Ipsos. Ne è nata una mappa multidimensionale. Che mette in fila problemi e opportunità.
Le difficoltà legate ai trasporti? Sono il primo problema nell’immaginario collettivo: citato dal 47% del campione che vive in questi territori, e addirittura dal 50% di chi arriva da fuori. Poi la mancanza di servizi di base: al 40%. Quindi la manca di lavoro: al 34% per i locali, al 31% per gli esterni. L’isolamento e la solitudine incidono sugli umori di una persona ogni tre, in egual misura il clima.
I montanari trovano alti i prezzi (24%, contro il 20% dei foresti). Il 17% dei residenti dice di avere difficile procurarsi i beni di prima necessità, il 19 soffre la mancanza di vita sociale.
Per contro, i vantaggi sono l’aria pulita (oltre il 65%), il contatto con la natura, la tranquillità, la lontananza dalla confusione cittadini, intorno al 15% anche la possibilità di fare acquisti di prodotti genuini e, quasi nella stessa percentuale, il vivere in modo più tradizionale.
Il bilancio tra aspetti positivi e negativi della vita in quota porta circa un italiano su quattro ad apprezzare molto l’idea di trasferirvisi, anche se meno del 10% reputa questa scelta concretamente attuabile: il 25% sostiene che sarebbe “molto” bello vivere sulle terre alte, il 27% “abbastanza”, ma solo il 9% ritiene “elevata” la probabilità di farlo in futuro, il 22% “abbastanza”, ben il 43% dice “nulla”.
Per sindaci e amministratori è un campo su cui poter lavorare? Quale politiche potrebbero risultare incisive per spingere la scelta di trasferirsi in montagna? Tra le risposte troviamo innanzitutto un costo della vita più basso (21%), seguito dalla possibilità di avere incentivi economici mirati (18%). Contano anche elementi come la presenza di una comunità forte (15%) e la possibilità di lavorare da casa (12%), evitando i lunghi trasferimento verso il luogo del lavoro (7%). Una buona connessione internet conta poco, solo al 3% nella percezione degli intervistati.
Si dice che la pandemia ha accresciuto l’attrattività della montagna. Non risulta. Lo ammette solo il 9% dei foresti ed il 17% dei locali. Attenzione, pero, la montagna per una buona fetta di italiani e neve, nient’altro che neve (33%).
Gli intervistati da Ipsos riconoscono in larga parte una chiara peculiarità delle persone e della vita sulle terre alte, ritenute “molto diverse” da quelle cittadine. Si diceva che lo spopolamento è il problema più avvertito. Seguono l’impatto del cambiamento climatico (al 45%), l’incuria e l’abbandono (41%), il collegamento con i centri urbani (26%), nella stessa percentuale l’accessibilità ai servizi di base, le prospettive per i giovani (25%), la scarsità di lavoro (21%), il turismo che rischia di rovinare la bellezza dei territori (16%), l’assenza di una buona connessione internet (11%), la mentalità chiusa e conservatrice (9%).
Da notare che queste percentuali sono leggermente più alte fra i residenti. La stragrande maggioranza degli italiani riconosce comunque alle aree montane un ruolo rilevante nell’identità e nell’economia del Paese, pur riconoscendo il rischio che la montagna sta vivendo per il cambiamento climatico. Anzi, prevale l’idea che le conseguenze del “climate change” siano percepibili maggiormente in montagna, piuttosto che nelle zone urbane.
Ma dove vivono gli italiani? Il 14% in un comune montano e il 35% è in grado di raggiungere la montagna in meno di un’ora da casa propria. Un italiano ogni due dichiara di andarci almeno due o tre volte l’anno. E sapete che cosa fanno gli italiani quando approdano in quota? Il 77% si rilassa, il 60% va a mangiare prodotti tipici, il 47% visita luoghi storici e culturali, il 28% fa sport, il 5% ci va per lavoro.
Le passeggiate sono l‘attività sportiva più praticata, seguita dallo sci (ma attenzione: il 92% contro il 29%).
L’Uncem ha fatto raccogliere gli umori anche sulle politiche che sono al centro deo propri interesse. La strategia nazionale delle aree interne (vedi Agordino e Comelico) risulta un termine noto a poco meno del 30% degli intervistati, ma solo un’esigua minoranza (4%) dichiara di conoscere questa politica con un certo dettaglio. Chi sa delle green communities? Solo il 30%, con un esiguo 10% che afferma di riconoscere a pieno le loro principali caratteristiche. Più note risultano le comunità energetiche rinnovabili (50% circa), con oltre il 20% che si dice ben preparato sull’argomento.
Confronto a più voci giovedì 16
L’impatto del cambiamento climatico in quota apre sfide cruciali per il turismo, con la necessità di ripensare modelli e strategie. Se ne discuterà nell’incontro “La nuova montagna” che Il Corriere delle Alpi e Nord Est economia organizzano per giovedì 16 febbraio a Belluno (palazzo Bembo, ore 17), chiamando a confrontarsi i principali protagonisti del settore. Interverranno l’assessore regionale Federico Caner, i presidenti delle Provincia Roberto Padrin e dell’Uncem Marco Bussone, Massimo Feruzzi dell’osservatorio Jfc, la presidentessa di Anef Valeria Ghezzi, la direttrice di Fondazione Dolomiti Unesco Mara Nemela e i presidenti regionali del Cai e di Legambiente, Renato Frigo e Luigi Lazzaro.
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