Le imprese edili: "Con la crisi aumenta il rischio di infiltrazioni criminali"
«Le aziende in difficoltà sono facili prede per il riciclaggio del denaro e per la criminalità». E’ un allarme, specchio della crisi, quello che arriva dalla Cassa edile di Belluno

BELLUNO.
«Le aziende in difficoltà sono facili prede per il riciclaggio del denaro e per la criminalità». E’ un allarme, specchio della crisi, quello che arriva dalla Cassa edile di Belluno. Le infiltrazioni mafiose in Lombardia non sono un incidente di percorso, ma fanno paura anche tra le Dolomiti. Resta una crisi che non lascia scampo: «O la politica ci aiuta o saremo costretti a bloccarci, a costo di pagare le penali».
Doveva essere una giornata di giusta autocelebrazione - la visita al cantiere della nuova scuola edile di Sedico - si è trasformata nell’ennesimo grido di allarme. E non poteva essere altrimenti.
Il settore edile è quello che più di tutti sta risentendo della crisi. Il fallimento di alcune note aziende - a cominciare dalla Roni - è la classica prova del nove.
Troppi debiti.
«La situazione debitoria di molte aziende è talmente alta e insostenibile che il rischio di un blocco delle attività è concreto», afferma il presidente della Cassa edile, Italo Tonet, a sua volta imprenditore e protagonista di un momento storico “anomalo”: «Fino a poco tempo fa», dice, «la situazione attuale era inimmaginabile. Molti rifornitori chiedono di essere pagati subito per paura di dover aspettare troppo a lungo o, peggio, di non vedere nulla. C’è paura».
A confermare la tendenza - quasi un tracollo - è anche Edi Beniamino Toigo, vicepresidente dell’ente bilaterale e rappresentante della Cisl: «C’è una grossa carenza di governance. Il Governo si sta occupando delle intercettazioni e non dei problemi veri del Paese. Il problema è che non c’è più tempo da perdere».
Libero mercato?
A peggiorare il quadro è il libero mercato che non c’è. «Sono cambiate le regole del gioco con le grandi società che di fatto si sottraggono al gioco della concorrenza», spiegano Tonet e Toigo.
Ci sono poi gli enti pubblici, spesso sordi alle esigenze del mondo edile e produttivo: «La verità è che per salvarsi loro, le pubbliche amministrazioni stanno affossando noi», prosegue Tonet.
Spera in un confronto ancora più serrato con le istituzioni locali, Toigo: «Bisogna ritrovarsi con Provincia, Comuni e comunità montane. Basterebbe ripartire dalle piccole opere di manutenzione».
Rincara la dose Tonet: «In Italia si parla di grandi opere. Ma le grandi opere faticano a partire e noi abbiamo bisogno di liquidità subito».
L’alternativa? E’ il blocco. «Sappiamo che ci sarebbero eventuali penali da pagare, ma del resto non possiamo continuare ad accumulare debiti», conclude Tonet.
Il messaggio è forte e chiaro. Adesso tocca alla politica - a cominciare da quella locale - dare una risposta.
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