Lavoro a chiamata, situazione grave nel Bellunese. Migliaia di persone rischiano la fame

La segretaria della Filcams Cgil, Fulvia Bortoluzzi in ansia. «Molti li mandiamo direttamente ai servizi sociali»

BELLUNO. Sono perlopiù donne, sui 50 anni, spesso divorziate e in molti casi hanno in capo anche la tutela dei figli. È questo l’identikit dei lavoratori a chiamata della provincia di Belluno che oggi, visto il blocco delle attività e delle produzioni, si trovano a casa senza percepire alcuna indennità. Privi quindi di un qualsiasi sostegno economico, per loro la vita diventa a dir poco difficile.

Ed è per questo che la segretaria della Filcams Cgil bellunese, Fulvia Bortoluzzi lancia l’allarme: «Stiamo parlando di diverse migliaia di persone che abitano nel nostro territorio che si trovano senza uno stipendio, senza alcuna entrata e che si rivolgono a noi del sindacato per capire come fare», precisa Bortoluzzi che aggiunge: «La situazione è più che critica: qui davvero stiamo parlando di persone che rischiano di fare la fame. Ed infatti i casi più critici li abbiamo rivolti direttamente ai servizi sociali del comuni».

Il retroscena

A spiegare come è possibile una situazione del genere c’è anche Stefano Calvi della Fisascat Cisl. «Su questi casi di lavoratori intermittenti e quelli con contratto di prestazione occasionale come sindacati di categoria a livello unitario abbiamo scritto al governo e ai ministri competenti». Il problema è che la maggior parte dei lavoratori intermittenti trova copertura nella cassa integrazione in deroga, tuttavia la circolare Inps n.47 rimanda la situazione degli intermittenti ad una circolare sempre dell’Istituto del 2006, la numero 41 del 13 Marzo che rende possibile l’attivazione dell’ammortizzatore solo per i lavoratori intermittenti che hanno riconosciuta l’indennità di disponibilità che, tuttavia, sono la parte minoritaria di questi lavoratori dipendenti.

Dipendenti che peraltro lavorano nei settori già più colpiti, come il turismo. Neppure per quanto riguarda i lavoratori con contratto di prestazione occasionale è possibile trovare risposte chiare nel decreto legge n.18/2020. «Sarebbe quindi importante garantire la copertura a tutti i lavoratori occupati con queste tipologie contrattuali. La seconda segnalazione inerisce i lavoratori a domicilio. Le imprese fanno fatica a comprendere l’ammortizzatore ad essi riferibile e, nel caso del riconoscimento esplicito della possibilità che gli stessi possano fruire della cassa in deroga, con quale modalità e calcolo della prestazione», conclude Calvi.

La situazione bellunese

«Le tipologie di persone di cui stiamo parlando sono legate soprattutto al turismo», dice la segretaria della Filcams. «Stiamo parlando di persone che fanno le pulizie nelle camere, lavapiatti che hanno contratti per poche ore, e che molto spesso lavorano invece molto di più. Oppure delle signore che vanno a stirare nelle case: si tratta di impieghi sempre con orario modesto. Per i lavoratori a chiamata niente è previsto visto che a febbraio nessuna impresa ha attivato la chiamata per marzo. E quindi restano senza un euro».

Bortoluzzi e Calvi inseriscono nel novero dei lavoratori precari anche coloro che hanno finito la stagione ad ottobre ed ora si apprestavano ad iniziare quella estive. «Per loro la disoccupazione sta per finire e non hanno altro reddito. Sono situazioni al limite della fame, che speriamo vengano risolte al più presto a livello governativo. Altrimenti in questa provincia la situazione nel dopo Covid-19 sarà davvero devastante», conclude Bortoluzzi. Situazione che diventerà ancora più precaria se non ripartirà il turismo, le stagioni estive ed invernali, e tutto l’indotto. Quest’ultimo, dovendo adeguarsi alle regole del distanziamento sociale dovrà trasformarsi con ulteriori perdite di posti di lavoro». —

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