Lamon, «il caso asilo è stato gestito male»
LAMON. Hanno scelto di fare conoscere il loro pensiero con un volantino che da qualche giorno è distribuito capillarmente nei bar e nei negozi di Lamon. Il tema è quello che ha scaldato l'estate sull'altopiano: l'asilo, la sua gestione, il suo futuro. In fondo c'è la firma di Paolo Malacarne, che ha seguito l'intera vicenda dall'inizio, ha radunato attorno a sé le varie anime della minoranza in consiglio comunale e oltre cinquecento firme di cittadini che avevano sottoscritto la petizione che chiedeva all'amministrazione di privilegiare una soluzione nel segno della continuità, cioè di trovare un accordo con le suore che per tanti hanno gestito la struttura e che già da quest'anno avevano deciso di lasciare. Invece, i bambini lamonesi stanno ancora frequentando l'asilo grazie alle stesse suore che hanno deciso responsabilmente di prolungare di un altro anno l'attività.
Dal foglio distribuito ne esce un quadro in cui l'amministrazione comunale non fa una grande figura. Si parte dalla lettera del giugno 2015 «con cui», si legge, «l'istituzione religiosa invitava l'amministrazione comunale a prendere in considerazione la questione asilo auspicando una stretta collaborazione per il passaggio di gestione, rendendo altresì disponibili i suoi locali».
Una lettera alla quale, secondo la ricostruzione del comitato guidato da Paolo Malacarne, il sindaco non ha mai risposto e «non si è nemmeno adoperato, negli interessi della comunità che rappresenta, di avviare né lo studio di fattibilità proposto e suggerito né di approfondire l'eventuale utilizzo degli spazi di cui le suore avevano dato disponibilità. Il primo cittadino, ha deciso, invece, di avviare le procedure per realizzare una discutibile localizzazione della scuola dell'infanzia nel vecchio edificio scolastico di Rugna, già trasformato da tempo a casa per ferie, e ciò senza proporre né in consiglio comunale, né in altra sede, un vero progetto corredato da una seria analisi economica sui costi di realizzo e soprattutto di futura gestione e sulla sostenibilità dell'opera pubblica».
Si arriva al tema scottante, cioè il fatto che l'amministrazione ha scelto un edificio pubblico perché era l'unica soluzione per ottenere l'attivazione di una sezione: «Abbiamo incontrato l'assessore regionale all'istruzione Elena Donazzan, chiedendole di chiarire la questione e la risposta è stata precisa: il ritiro della sezione di scuola dell'infanzia, in un primo tempo assegnata all'Istituto comprensivo di Lamon, è dipeso dalle dichiarazioni del sindaco del 2 maggio 2016 di avere la disponibilità di locali idonei a ospitare più sezioni della scuola dell'infanzia». Circostanza non vera, visto che i lavori di adeguamento non potevano essere pronti per l’inizio dell’anno scolastico.
«I chiarimenti a livello politico amministrativo regionale», prosegue il documento, «le consulenze a livello legale e l'esistenza di casi similari svolti in altre realtà comunali, confermano che anche a Lamon una scuola statale può essere fatta in spazi privati». La chiosa è molto critica: «L'intera questione ha evidenziato la superficialità di approccio al tema “asilo di Lamon”, inteso come fatto storico per il paese e banalmente liquidato dall'amministrazione comunale, peraltro con una decisione priva di qualsiasi espressione di programmazione».(r.c.)
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