In nefrologia 41 pazienti salvati dal trapianto

FELTRE. Sono 41 i pazienti feltrini con trapianto renale seguiti dalla nefrologia diretta dal primario Massimo Bertoli. E sono sette i pazienti in lista di trapianto in grado di poter ricevere la...

FELTRE. Sono 41 i pazienti feltrini con trapianto renale seguiti dalla nefrologia diretta dal primario Massimo Bertoli. E sono sette i pazienti in lista di trapianto in grado di poter ricevere la terapia immunosoppressiva. I trapianti provengono per la maggior parte da donatori deceduti, circa due all'anno, ma sta crescendo il numero di donazioni da vivente. Dal 2010 ne è stato eseguito uno all'anno e anche quest'anno ce n'è uno in programma.

«Considerando che vengono trattati 56 emodializzati cronici e dieci pazienti in dialisi peritoneale, direi che il trapianto renale rappresenta una forma di terapia abbastanza diffusa», commenta il primario nefrologo Massimo Bertoli che questa mattina, alla festa della salute, sarà a disposizione dei cittadini allo stand di Aned e Admo (emodializzati e donatori midollo osseo).

La sopravvivenza del trapianto renale, spiega sempre il primario che proviene dalla realtà ospedaliera di Padova, è buona e sta progressivamente migliorando nel tempo. «Si calcola che circa il 90 per cento dei trapianti sia funzionante dopo il primo anno e per il restante dieci per cento il fallimento del trapianto non significa la morte, ma il ritorno in dialisi. La mortalità nei pazienti trapiantati è generalmente inferiore a quella dei pazienti in trattamento dialitico ma la cosa più importante è la qualità di vita. Non solo il paziente trapiantato non è legato a strutture o terapie rigide, ma mentre il trattamento dialitico permette di controllare l'insufficienza renale, mantenendola a livelli accettabili, solo il trapianto renale permette una vera e propria guarigione con ritorno alla normalità delle funzione renale permettendo un vero benessere». C'è un rischio legato ai trapianti, quello della terapia immunosoppressiva continuativa, indispensabile perché l'organismo accetti l'organo estraneo, che comporta un aumento delle patologie infettive e anche di quelle tumorali, normalmente controllate dal sistema immunitario. Infine, conclude il primario Bertoli, il trapianto renale oltre ad avere un buon risultato clinico comporta anche un buon risultato economico. Il costo iniziale è elevato il primo anno ma successivamente è molto inferiore a quello di un trattamento dialitico standard. Ogni paziente emodializzato costa in un anno alla struttura sanitaria quarantamila euro. Il trattamento domiciliare meglio conosciuto come dialisi peritoneale, si ferma invece a trentamila euro annui. (l.m.)

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