Il Water park a rischio i costi salgono troppo

LONGARONE. Una battuta di arresto, non si sa se temporanea o definitiva, all'ambizioso progetto del Dolomiti Water Park, il grande parco acquatico previsto in riva al Piave a Codissago. L’opera...

LONGARONE. Una battuta di arresto, non si sa se temporanea o definitiva, all'ambizioso progetto del Dolomiti Water Park, il grande parco acquatico previsto in riva al Piave a Codissago. L’opera nasce da investimenti privati guidati dalla ditta milanese Cdr dell'imprenditore Mario Confalonieri con un progetto che va avanti da alcuni anni. Si tratta di realizzare un parco acquatico sportivo per allenamenti di canoa e kayak vicino al vecchio edificio Sep, già di proprietà della ditta di Confalonieri. L'impresa ha dei costi molto importanti che sono stati calcolati, nella nuova stima aumentata durante l’approvazione della variante urbanistica in consiglio comunale ad inizio anno, in ben 24 milioni di euro, di cui il 70% privato e il resto legato ad eventuali contributi pubblici (ma non dell’amministrazione comunale). Non più quindi i 15 milioni di euro, cifra sempre significativa, preventivata nel 2015 da Confalonieri.

Sarebbe quindi l’aumento imprevisto dei costi uno dei motivi dello stop. «A Longarone abbiamo provato a realizzare una unicità del suo genere», scrivono rammaricati i promotori sulla pagina Facebook del Water Park «un canale acquatico per percorsi dei kayak, ma al coperto. Avrebbe dato lavoro a oltre 30 persone e un indotto stimato di 100mila presenze l'anno, che avrebbero mangiato e dormito nel Longaronese. Ora, a fronte di esose spese non giustificate e non preventivate, siamo costretti a fermarci per riflettere se proseguire nel Bellunese o se portarlo altrove». Parole che sembrano prefigurare l’abbandono del progetto che ha già realizzato la sua prima fase: il restauro dell’ex edificio Sep. L’idea del Water Park era nata già ai tempi dell’amministrazione di Franco Roccon a Castellavazzo che ci aveva subito creduto per le ripercussioni positive sul territorio. Tra i partner figura l’Università di Padova, per gli studi idraulici e di ingegneria per la deviazione del Piave, e l’olimpionico friulano di kayak Daniele Molmenti che aveva messo subito la sua faccia. L’attuale amministrazione Padrin ha di fatto dato il via libera all'operazione con le variazioni urbanistiche necessarie ma ribadendo che l’opera resta privata e per questo non sarà sostenuta da fondi comunali. Nei prossimi mesi quindi si vedrà se ci saranno nuovi sviluppi o se si calerà definitivamente il sipario. (e.d.c.)

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