Il turismo cresce a due velocità Bene le città, le Dolomiti frenano

Le presenze calano dell’0,1% in montagna. Soffre Cortina, vola San Vito. Bene anche l’alto Agordino

Belluno

Nell’anno del post Vaia, i turisti non hanno abbandonato la provincia di Belluno. Lo confermano i dati dell’ufficio statistico della Regione Veneto relativi al 2019: gli arrivi sono stati poco più di un milione (+3,1% rispetto al 2018), le presenze 3,7 milioni (+1,1% rispetto al 2018). Merito della crescita delle città, soprattutto, con Belluno e Feltre a trainare la provincia, perché il sistema Dolomiti è leggermente più indietro. Addirittura in perdita, se si guarda il dato delle presenze (-0,1%), che sono state 3.251.718.

Presenze significa pernottamenti, alcuni potrebbero mancare. «Infatti i dati mi soddisfano parzialmente, perché con il dato complessivo la percentuale di crescita sarebbe più elevata», afferma il direttore della Dmo, Giuliano Vantaggi. Emblematico il caso di Cortina, che l’estate scorsa appariva affollata di turisti (e le piste non sono state da meno nei mesi invernali) ma il dato dice -6,9% di pernottamenti. Il turista di giornata, invece, quello che finisce nella casella “arrivi” è cresciuto di uno 0,9% nel 2019. Cortina, però, continua a trainare il turismo nel Bellunese: le sue presenze sono circa un quarto di tutte quelle registrate in provincia lo scorso anno.

Dati negativi, sotto il profilo delle presenze, anche per Auronzo e Falcade, mentre cresce in doppia cifra San Vito, che registra un +15,9% sia sul fronte arrivi che su quello delle presenze. Bene anche Selva di Cadore (+1,8% e quasi 120 mila presenze), sorridono Livinallongo e Rocca Pietore, benedette dagli amanti dello sci ma anche da quelli delle escursioni in estate.

A livello provinciale sono calati i turisti italiani, mentre sono aumentati sia gli arrivi sia le presenze degli stranieri. I mesi di maggior afflusso sono stati quelli di agosto (861.021 presenze e 204.134 arrivi) e luglio (659.105 presenze e 180.833 arrivi). I mesi invernali si aggirano dalle 393.528 presenze di febbraio alle 358.285 di gennaio alle 317.583 di gennaio. A dicembre 2019 si sono registrate 293.002 presenze (209 mila gli italiani) e 82.837 arrivi.

Impietoso, ma da mettere sul piatto per dovere di cronaca, il paragone con le province autonome di Trento e Bolzano. In Trentino sono cresciuti sia gli arrivi (+2,5%) che le presenze (+1,5%). I pernottamenti registrati sono oltre 18 milioni, gli arrivi oltre 4,5 milioni. L’Alto Adige nel solo semestre estivo 2019 (da maggio a ottobre) ha registrato 4,7 milioni di arrivi e 21,1 milioni di presenze (+2% rispetto allo stesso periodo del 2018).

Ma restiamo nel Bellunese. «Eravamo sulla buona strada, prima che arrivasse il coronavirus», commenta Vantaggi. «Va anche ricordato che nel 2019 molte strutture hanno chiuso per lavori di ristrutturazione, quindi le camere non erano disponibili. L’Agordino è cresciuto molto perché ha puntato sulla professionalità e su giovani che promuovono il turismo in tutta Europa insieme alla Dmo. Su Belluno la crescita si deve non solo al turismo business, ma anche a quello bike, molto sviluppato».

Gli stranieri aumentano e arrivano soprattutto da Germania, Austria e Svizzera tedesca nel periodo invernale, dove si registra un aumento degli arrivi anche da Polonia, Repubblica Ceca e dai Paesi dell’est e Scandinavi. In estate invece i turisti sono soprattutto inglesi, americani, spagnoli e francesi.

«Per aumentare i nostri dati bisogna essere presenti sul piano internazionale e vendere le camere», conclude Vantaggi. «Riqualificare quello che c’è e venderlo, promuovendoci negli eventi nazionali e internazionali». Il margine per crescere c’è: in vista ci sono i Mondiali e, nel 2026, le Olimpiadi. —



Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi