Il rilancio di Cesana passa dalla storia

Restaurata l’antica chiesa di San Bernardo con i suoi preziosi affreschi, ora si punta al museo e all’albergo diffusi
Di Francesco Saltini
L'ex Palazzo Pretorio e gli scavi archeologicia Cesana di Lentiai
L'ex Palazzo Pretorio e gli scavi archeologicia Cesana di Lentiai

LENTIAI. Riscoprire la storia, l'arte e la cultura dell'antica Contea di Cesana (ora frazione, ma un tempo capoluogo del territorio di Lentiai): è l’obiettivo degli “Amici di Cesana”, un’associazione composta da residenti e “simpatizzanti” del piccolo borgo al confine tra i comuni di Lentiai e Cesiomaggiore. Una storia secolare, quella di Cesana, testimoniata dai reperti archeologici rinvenuti negli ultimi anni nel sottosuolo, ma anche dalla presenza di tanti edifici risalenti a un migliaio di anni fa: la chiesa di San Bernardo, l’antico castello e il palazzo pretorio.

Il restauro della chiesa. Il rilancio dell’antico borgo risale al 2006, anno in cui ha inizio il restauro dell’antica chiesa, costruita nel 1100. Un edificio che mostrava affreschi di qualità, ormai usurati dal tempo: «Si tratta di una chiesa “strana”», spiega Andrea Bona, che ha diretto i lavori assieme alla moglie Giuseppina Fanoni, «perché ad aula rettangolare, con abside piana e ingresso solo laterale. Abbiamo appena terminato il secondo lotto dell’intervento, che prevedeva il restauro dell’edificio e la pulizia e il consolidamento dei preziosi affreschi che si trovano al suo interno: tra questi da segnalare quello in finta tappezzeria con lo stemma a doppia scaglia di Cesana; una Madonna con due santi; un grande San Cristoforo; un dipinto raffigurante San Tommaso di Canterbury e un San Bernardo, cui è dedicata la chiesa». Il restauro ha comportato spese piuttosto elevate, rese possibili dalla doppia donazione della Cariverona e dai contributi arrivati da Regione, parrocchia, privati e dagli stessi “Amici di Cesana”.

La storia ai raggi X. «Durante i lavori sulla chiesa», prosegue l’architetto Bona, «abbiamo ricostruito la storia del borgo, che si è rivelata interessante. Cesana, infatti, è stata una contea indipendente dal 1170 al 1806, quando venne soppressa dai francesi di Napoleone. Si trattava di un piccolo staterello, con un proprio statuto e un’organizzazione interna, che si trovava in una posizione strategica. Chi percorreva il Piave a bordo delle zattere, infatti, doveva scaricarle proprio a Cesana e ricaricarle un centinaio di metri dopo. Il motivo è presto spiegato: la presenza delle rapide, dove ora c’è lo sbarramento della diga».

Una storia dimenticata, quella di Cesana, che ora torna alla luce del sole, assieme ai suoi storici edifici: «Oltre alla chiesa, ci sono il vecchio castello, la cui torre è stata abbattuta negli anni Venti, il palazzo pretorio e alcune abitazioni del borgo che presentano ancora i vecchi simboli della plurisecolare contea di Cesana».

Gli scavi archeologici. Durante i lavori della chiesa, dal sottosuolo sono emerse le tracce del passato: così, l’anno scorso, sotto l’egida della soprintendente Cinzia Rossignoli e finanziata dagli “Amici di Cesana”, è stata portata avanti la prima campagna di scavi, che è stata ripetuta nel 2014, grazie questa volta ai contributi della stessa Soprintendenza: «Gli scavi», spiega Andrea Bona, «hanno portato alla luce un insediamento produttivo e difensivo risalente al quinto-sesto secolo, che lambisce il Piave. Un’area di vaste proporzioni: la sua espansione è stimata in 12 mila metri quadrati».

La valorizzazione del borgo. Una storia che sarebbe un delitto non sfruttare a fini turistici: «Assieme agli Amici di Cesana», spiega Andrea Bona, «stiamo studiando un progetto per la valorizzazione dell’intero borgo che invieremo al Gal in cerca di contributi». Il progetto sarà presentato alla popolazione martedì alle 18, durante la festa dedicata al patrono San Bernardo: «Saranno coinvolti anche i comuni di Lentiai e Cesiomaggiore», anticipa Bona. «Vogliamo creare una sorta di museo sul territorio dell’antico borgo, portare avanti gli scavi archeologici e accompagnare il tutto con una sorta di ospitalità diffusa. Perché il rilancio del borgo passa anche dal turismo».

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