Il piromane rimane in carcere i domiciliari sono impossibili
BELLUNO. Il piromane rimane in carcere. Meglio: il presunto piromane, perché Gianni Vecchini è ancora indagato per i tre incendi dolosi delle Ronce di ottobre, l’uccisione di 17 animali e la detenzione abusiva di cinque cartucce da caccia nella sua roulotte. Il veronese, trapiantato in Polesine e infine di casa alle Ronce, non si muove da Baldenich, perché il tribunale del Riesame di Venezia ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dal suo avvocato De Bona. Non si possono scontare gli arresti domiciliari in quella stessa roulotte nel bosco ai piedi del Nevegal, in quanto sarebbe davvero molto complicato.
Metti che improvvisamente l’uomo evade e appicca un altro incendio? Questa è la paura degli abitanti delle Ronce e non è che si possa mettere una volante della polizia all’esterno del caravan, per sorvegliarlo ventiquattro ore su ventiquattro. Era stata proprio la questura ad arrestare Vecchini in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare richiesta dal sostituto procuratore della Repubblica, D’Orlando e firmata dal giudice per le indagini preliminari Montalto, perché socialmente pericoloso e per il rischio di ripetizione del reato. Per protestare contro la sua presenza alle Ronce, c’era stata anche una manifestazione sotto il tribunale con gli abitanti del posto che chiedevano di essere ricevuti in procura e ascoltati dal procuratore Pavone. De Bona presenterà sicuramente delle altre richieste, affinché la misura cautelare per il suo assistito cambi, anche se in carcere Vecchini sta seguendo un percorso che dovrebbe aiutarlo. La prossima richiesta sarà inoltrata direttamente al giudice per le indagini preliminari, ma prima bisognerà per forza trovare una struttura adeguata a ospitarlo, in attesa del processo. (g.s.)
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








