Il piromane fa scena muta e non si muove dal carcere

L’indagato non ha risposto alle domande durante l’interrogatorio di garanzia Vecchini ha cambiato avvocato e ora spera nel ricorso al tribunale del Riesame
Di Gigi Sosso

BELLUNO. Il piromane non apre bocca. E non si muove dal carcere, dove si trova dopo l’arresto di giovedì scorso. Nell’interrogatorio di garanzia di ieri mattina, nella casa circondariale di Baldenich, l’indagato per i tre incendi e per la morte di 17 animali alle Ronce, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Gianni Vecchini ha ascoltato le domande del pubblico ministero Francesco Saverio Pavone e del giudice per le indagini preliminari Federico Montalto, senza chiarire minimamente i motivi dei roghi avvenuti tra il 19 e il 25 ottobre e spiegare la detenzione di cinque cartucce da caccia rinvenute nella sua roulotte.

L’uomo è difeso d’ufficio dall’avvocato bellunese Francesco De Bona, dopo che quello di fiducia Laura Tosini del foro di Rovigo ha revocato il mandato. Non è dato sapere il motivo, anche perché venerdì scorso la notizia della revoca era arrivata solo per vie traverse e non dalla diretta interessata. Non è escluso che il legale De Bona faccia ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere un’altra misura cautelare, ammesso e tutt’altro che scontato che sia possibile. Mentre Vecchini non dice una parola, le vittime degli incendi e anche gli altri abitanti delle Ronce hanno manifestato mercoledì ai piedi del palazzo di giustizia. Volevano essere ricevuti dal procuratore Pavone, cosa non avvenuta, ma a distanza di poche ore hanno avuto la risposta che aspettavano: la pattuglia della polizia è andata ad arrestare l’uomo, sulla base dei gravi indizi di colpevolezza e del pericolo di ripetizione del reato. Il primo rogo contestato è quello di martedì 19, quando a fuoco sono andati il deposito di fieno e la stalla dell’azienda agricola Luigina Casagrande delle Ronce, al cui interno sono andati distrutti fieno, legna da ardere, tavole e attrezzi, ma soprattutto sono morti degli animali: una mucca, dieci galline e sei conigli. C’è l’aggravante dell’ora notturna e del luogo isolato per l’incendio, mentre si parla di crudeltà nei confronti degli animali che hanno sofferto una morte terribile.

Il secondo è quello della notte successiva, quando il fuoco è stato appiccato alla baracca in legno accanto alla roulotte, utilizzata dall’allevatore padovano Natalino Nicoletto. Entrambe le strutture sono andate completamente distrutte. Infine il terzo incendio è di martedì scorso: in cenere il prefabbricato in legno dell’associazione Pantera Rosa e anche in questi casi ci sono le aggravanti.

Le fiamme hanno creato un grande pericolo per l’incolumità pubblica e richiesto l’intervento dei vigili del fuoco.

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