Il mea culpa dei geologi per il Vajont

Convegno internazionale dei geologi a Longarone, si è parlato di colpe per la tragedia. "Ci fu chi commisse degli errori, sia nella fase di costruzione che nei controlli"
CONVEGNO GEOLOGI
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«Qui una parte della geologia ha commesso degli errori, li ha commessi nella fase dello studio preliminare della progettazione dell'opera, se solo si pensa al fatto che la diga non avrebbe dovuto essere costruita dove è stata costruita, li ha commessi nella fase della costruzione, li ha commessi, forse ancor di più, nella fase dei controlli». Lo ha affermato, Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio nazionale dei geologi, oggi a Longarone, nel corso dell'incontro degli esperti per i 50 anni del disastro, per mano umana, della diga del Vajont dalla quale, per la frana del monte Toc, esondò il lago artificiale uccidendo 1910 persone e distruggendo interi paesi.

«Tuttavia ci fu chi, scienziato illuminato, capì in tempo e allertò, ma allertò chi non volle sentire. Non siamo stati soli infatti nell'incredibile susseguirsi di errori che portarono alla catastrofe - ha proseguito Graziano - ma in compagnia di ingegneri e tecnici che sbagliarono modelli, che non seppero capire e soprattutto che non ebbero la forza ed il coraggio di fermare tutto quando era ancora possibile».

«Ed in compagnia di funzionari pubblici - ha aggiunto - che non controllarono, che approvarono progetto e varianti, una dopo l'altra, senza porsi molte domande, senza richiedere un minimo di verifiche». «La tragedia del Vajont è figlia di omissioni e di superficialità - ha concluso Graziano - di chi avrebbe potuto mettere a diposizione importanti elementi tecnici di valutazione e non lo ha fatto e di Organismi tecnici dello Stato che colpevolmente non hanno garantito lo Stato, non hanno garantito cioè i suoi cittadini. Ancora oggi troppo spesso la geologia è poca cosa rispetto agli interessi economici in gioco».

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