Il lavoro in carcere, a Belluno c’è

BELLUNO. Il lavoro come strumento per ricostruirsi una vita dopo il carcere. Per ridare speranza e l'occasione di reinserirsi in società a chi ha sbagliato e scontato la sua pena, Fondazione Cariverona e Caritas tre anni fa hanno stretto un patto di solidarietà e promosso il progetto “Esodo”, che prevede una serie di azioni mirate a sviluppare nei detenuti capacità lavorative che consentano loro di occupare le lunghe giornate in carcere, di procurarsi un minimo reddito e di imparare un lavoro che sarà utile una volta usciti dalla cella.
Nel nome del progetto c'è tutto il suo significato: «Esodo viene dal latino e significa uscita», ha spiegato la direttrice del carcere, Tiziana Paulini. «I suoi obiettivi sono di favorire lo sviluppo di competenze lavorative nella popolazione carceraria, al fine di reinserire in società queste persone una volta scontata la pena».
Il progetto è partito grazie al contributo economico della fondazione Cariverona, che lo ha finanziato in tre province (Belluno, Vicenza e Verona) in collaborazione con le Caritas diocesane. In totale la fondazione ha investito 4,8 milioni di euro in tre anni, nel Bellunese quasi un milione: 440 mila euro nel 2011, 283 mila nel 2012 e 2013.
«Il progetto prevede la realizzazione di percorsi giudiziari di inclusione socio lavorativa per detenuti ed ex detenuti e persone in misura alternativa della pena», ha illustrato il consigliere bellunese della fondazione Cariverona Paolo Conte. «In collaborazione con gli enti competenti si propone una programmazione organica per integrare le realtà presenti sul territorio al fine di sostenere e realizzare percorsi di inclusione sociale e lavorativa».
A Belluno gli enti capofila sono il Ceis, con le cooperative Energie sociali e Mani intrecciate e il consorzio Sacs, con le coop Metalogos e Lavoro associato. Il reinserimento dell'ex carcerato non è un percorso semplice: pregiudizi e un po' di diffidenza rischiano di emarginare il soggetto, e di compromettere il suo ritorno a una vita normale. «Basta parlare con loro, però, per capire che sono persone, con una testa e un cuore», ha detto don Giorgio Soccol (Caritas). «Hanno sbagliato e pagano per questo, ma non meritano di essere emarginati».
Nel 2012 il progetto Esodo ha seguito 494 persone nelle tre province, attivando 889 azioni. A Baldenich nel 2011 è stata ristrutturata una porzione del capannone dove oggi i detenuti producono cerniere per mobili per conto della Bortoluzzi sistemi. Sono stati gli stessi detenuti a effettuare i lavori di riqualificazione (ne sono stati occupati in media trenta).
Nel 2012 sono state prese in carico 45 persone, e sono stati avviati 92 percorsi: 32 di formazione, quattro di residenzialità (fuori dal carcere), 16 di sostegno e accompagnamento, prevalentemente di tipo educativo, 16 di orientamento al lavoro e 24 di inserimento occupazionale. Il capannone ristrutturato, inoltre, ben si presta per svolgere commesse lavorative di vario genere.
L'appello della direttrice è che altre aziende, oltre alla Bortoluzzi sistemi, se ne avvalgano (il percorso funziona con la mediazione delle cooperative): chi lo fa può beneficiare di sgravi fiscali grazie alla legge 193/2000, sull'assunzione temporanea di persone in condizioni di disagio (come i carcerati). Chi inizia un percorso lavorativo in carcere, inoltre, può avere la possibilità di continuarlo all'esterno (Lavoro associato ha assunto un paio di ex detenuti). Il progetto, dunque, ha molti punti di forza, e soprattutto incontra l'interesse e l'apprezzamento dei detenuti.
A quanto sembra Cariverona lo finanzierà anche il prossimo anno: «La commissione che se ne occupa sta lavorando per garantire che ci siano i fondi necessari», ha rassicurato Gioacchino Bratti.
Alessia Forzin
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