Il giardino botanico è chiuso ma si lavora per promuoverlo

BELLUNO. «Il giardino botanico costituisce una delle maggiore attrattive dell’Alpe del Nevegàl dal punto di vista botanico, didattico, ecologico e geomorfologico, per cui meriterebbe di essere...

BELLUNO. «Il giardino botanico costituisce una delle maggiore attrattive dell’Alpe del Nevegàl dal punto di vista botanico, didattico, ecologico e geomorfologico, per cui meriterebbe di essere maggiormente visitato e valorizzato con un’efficace promozione».

Queste righe si leggevano in una lettera che, ad agosto dello scorso anno, l’associazione Amici del Nevegàl, la sezione di Belluno del Cai e del Ctg, il Comune, l’Unione montana e la Pro Loco di Castion avevano inviato all’Ufficio territoriale per la biodiversità del Corpo forestale dello Stato. Sul tavolo la valorizzazione del giardino botanico delle Alpe Orientali del Nevegàl, di cui il Cfs è proprietario e gestore. Un sito nato negli anni Cinquanta, esteso su un’area di circa sei ettari e percorso da una rete di sentieri scorsi, purtroppo poco conosciuto dai bellunesi stessi.

«Quest’anno è chiuso», commenta Dal Farra, «ed è davvero un peccato. La nostra lettera non ha ricevuto finora risposta. Qualche giorno fa è stato nominato il nuovo responsabile del Corpo e speriamo che, in breve, la situazione possa cambiare. Sono infatti diverse le idee che avevamo messo in campo per promuovere il giardino botanico. Interessando anche il mondo della ricerca e della didattica».

Una delle ipotesi emerse più di recente è quella di cercare di coinvolgere il Parco delle Dolomiti Bellunesi, per incentivare azioni di tutela integrale. Ma si pensa anche alla realizzazione di materiale promozionale, all’organizzazione di serate dedicate al giardino, sia sul Colle che nel capoluogo e in altre località della provincia, alla programmazione ogni fine settimana, soprattutto nel periodo estivo, di una visita guidata aperta a tutti.

«Il tutto dovrebbe passare anche per il rilancio della casera Faverghera», aggiunge Dal Farra. «Un rifugio intermedio prima dell’arrivo al Bristot (vicino all’orto c’era un bar che funzionava molto bene, ormai chiuso da oltre un decennio, ndr) verrebbe incontro a chi non ha grosse possibilità di camminata o si vuole fermare prima e che lì troverebbe locali adatti, con la vicinanza di un giardino che potrebbe essere luogo di visita anche per le scuole». (m.r.)

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