«Ideal, ordine pubblico a rischio»

TRICHIANA. I lavoratori sono stanchi di aspettare em visto che la tensione sta salendo, le rsu scrivono al prefetto e alle confederazioni di Cgil, Cisl e Uilm chiedendo un incontro «perché l’esasperazione è tale che temiamo per l’ordine pubblico». È grande la preoccupazione degli addetti dell’Ideal Standard di Trichiana, dopo che l’azienda continua a procrastinare l’avvio del piano industriale. E sullo sfondo resta il documento firmato giovedì al ministero con i rappresentanti di Orcenico, in cui si dice esplicitamente che «ci deve essere l’impegno» da parte dell’azienda «a rendere disponibili immobili e impianti» per la nuova cooperativa friulana, «a condizioni economiche di favore per il riavvio delle attività produttive». E si sottolinea come «la discussione sugli aspetti impiantistici non sia viziata da pregiudizi o veti di alcuna natura».
Cosa che impensierisce alquanto i lavoratori dell’ex Ceramica bellunese, visto che parte di quegli impianti sono destinati al loro stabilimento: «Se non arrivano i macchinari e non si procede con gli investimenti», precisa Gianni Segat, rsu Filctem, a nome delle altre rappresentanze sindacali unitarie, «anche il nostro stabilimento rischia di chiudere». Manca, quindi, la tranquillità: «È ora che tutti facciano la loro parte», dicono i sindacati di categoria.
Intanto ieri l’incontro al ministero del Lavoro tra i rappresentanti dei lavoratori di Orcenico e un funzionario dell’azienda per discutere della proroga dalla cassa in deroga, chiesta in ottobre, si è concluso con un verbale di non accordo, perché «non c’erano i presupposti per legittimare la richiesta, intendendo quindi esaurita la gestione degli esuberi».
L’Ideal Standard quindi darà seguito ai licenziamenti dei lavoratori di Orcenico. Una decisione giunta dopo che l’azienda aveva proposto ad Orcenico di togliere il blocco davanti allo stabilimento per lasciare prendere i macchinari per le altre fabbriche, dando appuntamento al 17 novembre per firmare la deroga. Ma così non è stato. «Con rammarico l’azienda ha dovuto prendere questa decisione», scrive la società, «ben conscia del significato e dell’impatto che può avere sulla vita dei lavoratori di Orcenico». Poi sottolinea: «Questo atteggiamento delle controparti, sta nuocendo all’implementazione del piano per gli stabilimenti di Trichiana e Roccasecca e ha nuociuto alla creazione di un clima sereno per un costruttivo confronto, anche in sede istituzionale». Lo strappo potrebbe però rendere più difficile la strada per Trichiana.
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