Ianese: «Ora servono gli argini in quota»
COMELICO. Nel novembre 1966 Giancarlo Ianese aveva solo 24 anni, ed era un giovane consigliere comunale di San Nicolò, eletto l'anno prima, ed anche presidente della Regola. A distanza di cinquant'anni Ianese è l'unico amministratore del Comelico (e forse anche della Provincia) ancora in carica, come sindaco di S. Nicolò.
Qual è il ricordo di quel 5 novembre 1966?
«Furono momenti difficilissimi: dopo le piogge torrenziali il nostro comune, come il resto del Comelico, fu invaso dall'acqua con il torrente Digon straripato in più punti che allagò gli abitati di Sega Digon, Campitello, Lacuna e Gera. A monte nel capoluogo e nelle altre frazioni il problema era rappresentato dalle molteplici frane. La mia casa fu sommersa dall'acqua, anche la fabbrica dove lavoravo io ed il sindaco Dante Costan, c'era acqua ovunque. Il campo sportivo fu praticamente invaso e spazzato via. Moltissimi furono gli sfollati, i danni materiali furono ingentissimi, ma per fortuna non ci furono vittime».
Quali furono i primi interventi? «Furono reperiti dei trattori di imprese e ditte boschive e con l'aiuto di molti volontari, lavorando giorno e notte, si cercava di utilizzare gli alberi per proteggere in qualche modo le case, ma fu un lavoro improbo. Solo nella primavera successiva il Genio Civile con i fondi del pronto intervento riuscì a mettere in sicurezza gli argini del torrente Digon nel tratto a sud di Ponte Mina, mentre nella parte più alta i lavori di sistemazione furono operati dal Consiglio di Valle, primo ente montano comprensoriale che fu poi sostituito dalla Comunità Montana, ora divenuta Unione Montana».
In questi 50 anni quali le opere più significative?
«Indubbiamente molto è stato fatto. Dal '70 al '90 fino ad oggi la messa in sicurezza degli argini a valle dei paesi da Presenaio, a Campolongo fino a S. Stefano per il Piave, e da Comelico Superiore a San Nicolò fino a S. Stefano per il Digon, è stata un'opera importante. Questi interventi di “cementificazione” costati decine di milioni di euro hanno portato effetti positivi per la stabilità nel fondo valle. Il problema grosso tuttavia è rimasto per le arginature dei torrenti in quota, su cui c'è ancora molto da lavorare. Ad esempio nel mio comune – ma il discorso vale in tutto il Comelico – i torrenti Cavallo e Mandrette sono una minaccia costante. Nel 2000 dal torrente Cavallo si generò, a causa delle piogge, una diga naturale che portò poi a valle 60.000 metri cubi di materiale con effetti disastrosi; dal torrente Mandrette ogni anno scendono a valle dai 10 ai 15 mila metri cubi, con danni notevoli. È indispensabile che la Regione trovi i fondi necessari per questi interventi di competenza del Servizio Forestale, e che i fondi siano impiegati al meglio per evitare ulteriori disastri in futuro. Altrimenti tutti gli investimenti già fatti per mettere in sicurezza il territorio rischiano di essere inutili».
Livio Olivotto
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