I sindacati bellunesi non si arrendono: otto aziende sotto osservazione

BELLUNO
Le aziende sfidano la crisi. Magari riaprendo parzialmente. Ma attenzione: qualche difficoltà di mercato si palesa di già, come alla Safilo.
Sono otto le industrie che ieri hanno ripreso, seppur parzialmente, a lavorare e che Cgil, Cisl e Uil hanno segnalato alla Prefettura, ritenendo che non svolgano attività di filiera compatibili con i codici governativi. Si tratta della Clivet di Villapaiera di Feltre, della Forgialluminio di Pedavena, della Wanbao Acc di Borgo Valbelluna, della De Rigo Refrigeration di Borgo Valbelluna, della Giorik di Sedico, della Hidro di Feltre, della Deimos di Borgo Valbelluna, della Teknomotor di Quero.
Nella lettera inviata alla Prefettura i tre sindacati si limitano a invitare a una “osservazione” di queste aziende perché, da quanto è dato loro conoscere, non sarebbero collegabili a filiere essenziali e, in ogni caso, se lo fossero sarebbe per percentuali minimali del loro fatturato e produzione, lontane insomma dal loro core business. Ma proprio per questo, negli ambienti confindustriali di riferimento di queste aziende si fa notare che la continuità o la ripresa lavorativa è parzialissima, risponde a esigenze logistiche o di manutenzione, perché anche le lavorazioni delle ultime commesse si sarebbero esaurite. Nessuna delle aziende citate ha ripreso a pieno ritmo, anzi alcune chiuderanno di nuovo fra qualche giorno.
Il caso più singolare è quello della Wanbao, che sta operando in fase di commissariamento giudiziale e che ha l’urgenza di corrispondere a delle commesse “salvavita”, arrivate quasi per miracolo a seguito dell’azione del manager Maurizio Castro, svolta negli ultimi mesi. Confindustria Dolomiti smentisce, dunque, che ieri sia stata anticipata la ripresa che avverrà – o dovrebbe avvenire – da martedì 14 aprile.
Cgil, Cisl e Uil si dicono “preoccupati” per il meccanismo del silenzio-assenso che potrebbe consentire un uso “abbondante” delle deroghe a tutto vantaggio delle aziende che notificano la loro continuità lavorativa. Il sindacato dà atto ai competenti organi della Prefettura di sviluppare analisi approfondite, caso per caso, ma ricorda che il contagio è ancora un pericolo di grado elevato per cui sulle riaperture bisogna andare cauti.
In questo modo si comportano anche le occhialerie, Safilo in particolare, che lavorano davvero a singhiozzo. L’azienda, dopo aver rivendicato le misure adottate, fa sapere che ad oggi non ha avuto un impatto significativo sul fronte degli approvvigionamenti, grazie a livelli di scorte sufficienti alla fine del 2019 che hanno garantito al Gruppo la flessibilità necessaria per far fronte alla chiusura temporanea del suo stabilimento cinese a Suzhou e alle difficoltà incontrate dai fornitori cinesi. «Oggi lo stabilimento cinese è stato riaperto e sta funzionando a pieno regime», dicono dall’azienda, mentre la maggior parte dei principali fornitori cinesi ha ripreso l'attività a livello normale. Dal lato della domanda, nei primi due mesi del 2020 Safilo ha registrato un aumento mid-single digit delle vendite nette, che era tuttavia previsto appiattirsi entro la fine del primo trimestre, sulla base dei dati preliminari e delle informazioni raccolte all'inizio di marzo, con l’intensificarsi di Covid-19 in Italia, e solo i primi segnali in Europa e negli Stati Uniti».
Da metà marzo, la diffusione del contagio si è intensificata anche in Europa e negli Stati Uniti. Ed ecco il punto. «Queste circostanze straordinarie stanno avendo ripercussioni dirette e indirette sull'attività economica di Safilo, con conseguenti effetti negativi sulle vendite e sugli utili del Gruppo, oggi impossibili da prevedere per l'intero esercizio. Di conseguenza, l’outlook per il 2020 fornito dalla Società il 10 dicembre 2019, non può più considerarsi valido. Per quanto riguarda l’andamento del business nel primo trimestre dell'anno, sulla base dei dati preliminari, le vendite nette del Gruppo sono ora previste in diminuzione dell’11% -13% a tassi di cambio costanti rispetto allo stesso trimestre del 2019».
Il Management del Gruppo ha elaborato un piano d'azione per la mitigazione degli effetti, incentrato sulla riduzione al minimo delle spese e degli investimenti discrezionali, sull'adeguamento dei piani di marketing al nuovo scenario di consumo e sull’implementazione di un'efficace gestione del capitale circolante e protezione della cassa.
Confindustria Dolomiti lascia trasparire che problematiche come questa si verificheranno già nelle prossime settimane per altri gruppi. Con difficoltà più gravi per le piccole e medie aziende. Intanto gli ispettori Spisal hanno compiuto una ricognizione nelle aziende sui sistemi di precauzione adottati. 11 le ditte controllate, per un totale di 315 lavoratori. Risultati? Più che buoni. Garantite le misure di sicurezza. —
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