I sappadini: «Il nostro No contro chi ci discrimina»
SAPPADA. “Sappada dice No”. È la campagna avviata dal Comitato di quanti, nel 2008, hanno promosso il referendum per il ritorno in Friuli e che nelle prossime settimane vogliono farsi sentire in vista della consultazione referendaria sulle riforme, in programma fra un mese.
Lunedì sera si sono riuniti i referendari per formalizzare il nuovo impegno. Il no è rotondo, ma - si è subito precisato da parte del Comitato - non è un no politico contro Renzi e le riforme che sta mettendo in campo. «È piuttosto un no», puntualizza Alessandro Mauro, dando voce a quanti si sono riuniti, «ai vari Bressa, De Menech, Larese Filon e a quanti altri hanno impedito che in Senato si votasse finalmente su Sappada. Un voto che ci è stato promesso per lunghissimi mesi, che ci è stato dato per imminente tantissime volte, salvo poi essere puntualmente rimandato adducendo le più varie ragioni. È un no, il nostro, alla discriminazione di Plodn, della sua cultura e della sua lingua rispetto alle altre minoranze che non vengono conculcate come la nostra». È anche un no al ministro degli Affari regionali Enrico Costa, «se intende convocare, come ha anticipato, Luca Zaia e Debora Serracchiani per metterli d'accordo su una possibile mediazione che faccia restare Sappada dov'è, ovverosia in Veneto».
La riunione del 31 si è svolta in municipio e nonostante la sera particolare (vigilia dei Santi ed Hallowen) ha registrato un discreto numero di presenze, nonostante l’assenza dei rappresentanti della maggioranza. Sappada, comunque, al voto di dicembre si esprimerà per il no, il Comitato allargato spera in larga misura.
A suo tempo il sottosegretario Gianclaudio Bressa aveva puntualizzato che la procedura parlamentare su Sappada si sarebbe sospesa fino all'effettuazione del referendum, facendo intendere che sarebbe ripresa subito dopo. La senatrice di “Fare” Raffaela Bellot si era detta pronta a scendere di nuovo in campo per ricominciare l'iter. Pare, tuttavia, che tutto resterà fermo fino a una possibile intesa tra Zaia e Serracchiani. Intesa che passerà per la creazione di un fondo dei Comuni di confine tra il Veneto ed il Friuli. È proprio in considerazione di questa prospettiva che diventa più deciso l'impegno dei sappadini referendari, che - come anticipa Mauro - si estrinsecherà in un no plebiscitario contro l'opposizione al trasloco di Sappada, piuttosto che un no politico alle riforme. Nei prossimi giorni verrà diffuso, al riguardo, un volantino che illustrerà puntualmente questa distinzione, oltre che elencare “tutti gli attacchi” all'autodeterminazione di Sappada portati avanti - hanno denunciato i referendari - fin dalla consultazione del 2008. «Non succederà nulla neppure dopo il prossimo referendum? Noi sappadini sappiamo guardare lontano», conclude Mauro. «Il 2018 non è lontano e chi ha voglia di ritornare in parlamento sappia che deve fare i conti anche con noi. Li misureremo, questi candidati, sostanzialmente da subito, attraverso gli atti che produrranno a Roma».(f.d.m.)
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