«Hane voleva lasciarlo per questo lui l’ha uccisa»

Uxoricidio di Moniego, le colleghe: «Domenica doveva parlarne con la madre» Nel luogo del feroce agguato mazzi di fiori lasciati dai bambini. Oggi l’autopsia

MONIEGO DI NOALE. «Le dicevo: se così vivi male, torna in Albania da tua mamma. Ma lei non voleva lasciare i figli. Diceva: sto coi miei bambini, crescendo riusciranno a capire chi tra me e lui sta sbagliando. E ora, che stava per convincersi, ora che stava per parlarne con sua madre, ecco che quell’animale l’ha uccisa». A parlare è Mihaela, collega di lavoro e amica di Hane Gjelaj, massacrata dal marito Pashko lunedì sera in strada a Moniego.

Parole gonfie di dolore e forse anche di rimorso e impotenza le sue, per non aver insistito di più, per non essere stata abbastanza convincente. Mihaela voleva che quella storia finisse: aveva ascoltato le angosce e le paure di Hane e si era convinta che l’unica soluzione era scappare da quell’uomo. «Credeva che i figli, crescendo, avrebbero potuto capire e isolare quell’uomo», continua l’amica.

Oggi Pashko comparirà davanti al giudice David Calabria e sul corpo di Hane verrà eseguita l’autopsia dall’anatomopatologa Valentina Meneghini, a conclusione di un’indagine per cui il prefetto Domenico Cuttaia si è congratulato con i carabinieri. Ieri intanto Mihaela è tornata sul luogo del delitto. Ha portato un mazzo di fiori rossi, pensiero di tutte le colleghe della casa di riposo e lo ha legato alla recinzione del parcheggio dove Hane si è accasciata poco prima di morire. Dopo la famiglia, sono loro, le operatrici dell’ospizio di Noale, le più sconvolte da quanto accaduto. E anche quelle che portano più rancore: «Abbiamo paura che possa uscire presto di prigione, tante tra noi sono pronte a fargliela pagare per quello che ha fatto. Se sarà fuori e si farà rivedere da queste parti, andiamo noi da lui, coi mariti, e gli facciamo più male di quello che lui ha fatto a Hane». Rabbia e astio nelle parole delle colleghe. La casa di riposo era la sua seconda famiglia, le colleghe amavano quella donna e si facevano carico dei suoi problemi. Ma prima ancora di se stessa, per lei, c’erano i figli. Per Roland, Robert e Jozefina, Hane dava tutto. Per loro lavorava anche oltre il turno e non si concedeva neppure una pausa caffè.

Ma domenica Hane sarebbe finalmente dovuta andare in ferie. «Aveva chiesto qualche giorno per tornare in Albania dalla madre – racconta Mihaela – per parlare della sua situazione a casa. Potreva essere la svolta, ne sono sicura. E forse anche il marito l’aveva capito». Stava per separarsi da Pashko, fosse stato per lei lo avrebbe fatto da tempo, ma c’erano i figli. Non poteva lasciarli con lui, padre padrone, che lo stesso figlio Robert ha definito «un albanese vecchio stampo, possessivo e autoritario». E proprio ai tre figli ora va il pensiero delle colleghe di Hane. Una di loro, saputo della tragedia capitata a una donna a Moniego centro, aveva chiamato martedì mattina a casa Gjelaj e parlando con uno dei figli aveva chiesto di Hane: «Hane non c’è più – aveva risposto il figlio dopo una lunga pausa di silenzio – papà l’ha ammazzata».Intanto al dolore dei figli si unisce il cordoglio composto del paese. Il luogo del delitto, una graziosa aiuola di piante e sassi bianchi, è diventato una sorta di luogo di preghiera e memoria, dove portare fiori e raccogliersi qualche minuto in preghiera. Hanno fatto così anche alcuni bambini all’uscita da scuola, ieri, accompagnati da mamme e papà.

Filippo De Gaspari

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